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Quel brutto pantano in cui affonda l’Agenda Digitale italiana

Francesco Caio
Amministratore delegato di Avio
AGENDA DIGITALE
Mister
Digitale
Basterà per far ripartire l’Agenda Digitale
italiana?

Ma insomma, fatemi capire. Ma questa famigerata Agenda Digitale Italiana a che punto è? Perché sapete, pare tanto una barzelletta di quelle che non fanno per niente ridere. Dal 2011, quando l’ex premier Mario Monti l’etichettò come una priorità per il Paese sono passati 2 anni e non siamo nemmeno ancora partiti. Lasciando perdere l’ovvia considerazione che 24 mesi ben poco si conciliano col concetto di “prioritario”, pare tanto che l’Agenzia per l’Italia Digitale, l’ente che dovrebbe attuarla, invece di iniziare a combinare qualcosa stia ancora impantanata in una palude che antepone la spartizione di poltrone alle attività operative.

Oggi è stato nominato il “Mister Agenda Digitale”, Francesco Caio, amministratore delegato di Avio. Cosa dovrebbe fare non s’è ben capito. Che per come lo descrive La Repubblica c’è quasi d’aver paura:«carattere spigoloso, si racconta di lui che fa volare oggetti nell’ufficio se arrabbiato». Per sicurezza gli hanno messo affianco degli “esperti”. Quelli, converrete tutti, servono sempre. I nomi riportati da Repubblica sono Francesco Sacco, Benedetta Rizzo e Luca De Biase. Volevo suggerire al premier Letta che di esperti è pieno il mondo. Ogni tanto sarebbe opportuno rimescolare le palline e magari far saltar fuori dall’urna qualche altro nome. E siccome sono uno misericordioso, stavolta il consiglio lo do prima. Giusto per evitare altre figuracce come questa.

Sempre in tema di nomine a ottobre 2012 era stato nominato Agostino Ragosa. Direttore Generale dell’Agenzia. Anzi no. Commissario. C’è una differenza sostanziale. Non è solo pura semantica. Inghippi burocratici, sapete com’è. E poi ci sono 150 persone di organico con 16 posizioni dirigenziali finite nel mirino della Corte dei Conti. Troppi e dai costi troppo elevati segnalano i magistrati. Che visto il periodo di crisi, forse di scialacquare non è proprio il caso.

E come se non bastasse, a rendere il tutto più complicato, c’è il problema di un’ingarbugliatissima sovrapposizione di competenze e responsabilità che sul tema del digitale sono sparpagliate senza logica tra il ministero dell’Economia, della Pubblica Amministrazione, dello Sviluppo e dell’Istruzione. Una confusione spaventosa. Per un giocattolo che non ne vuole sapere di partire.

Magari è giunto il momento di raddrizzare la rotta. Più che altro per non dare l’impressione di ricadere sempre nel radicato vizio italico. Quello di mettere in piedi, con la connivenza della classe politica, sovrastrutture burocratiche del tutto inutili. Stavolta, per pietà, risparmiatecelo.

facebook

La rabbia degli investitori contro Facebook: «La IPO? E’ stata un disastro». Perso il 37% del valore.

FACEBOOK
-37%
«MARK, DOVE SONO I NOSTRI SOLDI?»
Cresce lo scontento dei piccoli e medi investitori. In un anno bruciato il 37% del capitale investito nelle azioni Facebook.

Poco più di un anno fa erano partiti sparati, con la più imponente offerta pubblica d’acquisto (IPO) della storia americana, piazzandosi al primo posto della classifica seguiti da Visa e General Motors. Tredici mesi dopo, gli investitori si sarebbero ricordati con un certo fastidio giusto della faccia sbarbata, tutta un sorriso, di Mark Zuckerberg che nella sede del Nasdaq di New York suonava divertito la campana per dare il via agli scambi della giornata. Peccato che a distanza di mesi, di divertente ed esaltante c’è rimasto ben poco.

Le azioni Facebook hanno cominciato a perdere valore fin da subito. A settembre hanno toccato il fondo dei 17 dollari. A maggio di quest’anno erano risalite a 28. Oggi, dopo aver registrato un costante trend negativo negli ultimi due mesi, scivolano verso i 23 dollari.

Con l’IPO Facebook ha raccattato la bellezza di 16 miliardi di dollari. Peccato che gli investitori grandi e piccoli ci abbiano rimesso più del 37% del capitale speso per acquistare le azioni d’oro che si sono rivelate invece delle patacche. Una grandissima speculazione nel rispetto della più classica tradizione della finanza creativa americana.

Per lo sbarco in borsa, Morgan Stanley valutò Facebook 107 volte più di quanto il social network avesse guadagnato negli ultimi 12 mesi. Pochi giorni prima della IPO, la banca d’affari aumentò del 25% il numero di azioni disponibili alzandone contestualmente il prezzo. I conti se li sono fatti bene. Visto il clamore attorno al social network, qualcuno avrà pensato che pompare le azioni e il prezzo oltre i limiti del ragionevole avrebbe potuto attirare facilmente un mucchio di investitori. Si chiama strategia “hit e run”. Mordi e fuggi. Se l’architetti bene, in genere, abboccano in tanti. Ti porti a casa un mucchio di quattrini e lasci gli investitori in mutande.

Bloomber oggi ha riportato alcuni dettagli del primo meeting che Facebook ha recentemente avuto con gli shareolder. In tanti non hanno taciuto la loro frustrazione. Qualcuno ha tagliato corto: «è stata un disastro!». Qualcun altro ha chiesto «vorrei sapere se avete una qualche strategia per far risalire il prezzo delle azioni in un futuro non troppo lontano».

Zuckerberg sotto il fuoco incrociato ha dato la solita risposta che ormai si affanna a ripetere da mesi, per smorzare le polemiche: «Stiamo creando un network che ogni giorno acquista sempre più valore nel mondo e crediamo che, così facendo, nel lungo periodo genereremo il maggior valore possibile per i nostri azionisti». Sarà. Nell’ultima settimana le azioni sono scivolate di un altro 13,81%.

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Chi è Edward Snowden, la gola profonda che ha svelato il progetto PRISM

Edward Snowden, 29 amniDa dieci anni lavora nell’intelligence degli Stati Uniti
CYBERWAR
Project
PRISM
Edward Snowden, la gola profonda che ha svelato il progetto Prism

Si chiama progetto Prism. È un’infrastruttura in mano al governo degli Stati Uniti in grado di intercettare qualsiasi tipo di telecomunicazione a livello globale. A svelarla con enorme clamore a livello globale è stato il quotidiano Guardian che qualche giorno fa ha pubblicato un documento top-secret contente una serie di informazioni sul progetto. Quello che segue è l’adattamento in italiano di una lunga intervista comparsa oggi sul Guardian a Edward Snowden, 29 anni, la gola profonda di una delle più imbarazzanti fughe di notizie della storia del governo americano. Vale la pena leggerlo. Qui trovate l’intervista video del Guardian.

Chi è Edward Snowden
«Il governo americano si è concesso un privilegio e un potere di cui non ha alcun diritto.»

La persona responsabile di una delle più significative fughe di notizie nella storia politica degli Stati Uniti si chiama Edward Snowden un ex assistente tecnico della CIA, che attualmente lavora per l’agenzia di difesa Booz Allen Hamilton. Il Guardian, dopo diversi giorni di colloqui, ha deciso di rivelare la sua identità dietro sua espliciata richiesta. Fin dal primo momento in cui ha deciso di rendere pubblici numerosi documenti top-secret, Snowden è stato determinato a non optare per la tutela dell’anonimato. «Non ho intenzione di nascondere chi sono perché so di non aver fatto nulla di male». Snowdend passerà alla storia come una delle più importanti gole profonde d’America insieme a Daniel Ellsber e Bradley Manning. È responsabile di aver sottratto materiale da una delle organizzazioni più segrete al mondo, l’NSA. Nonostante la sua determinazione nel voler svelare la propria identità, Snowden ha ripetuto insistentemente di voler evitare i riflettori dei media.

«Non voglio attirare l’attenzione pubblica su di me perché non voglio che la storia sia su di me. Voglio che l’attenzione sia sui ciò che il governo degli Stati Uniti sta facendo. So che i media amano personalizzare i dibattiti pubblici e so anche che il governo mi demonizzerà per quello che ho fatto. Voglio soltanto che l’attenzione rimanga su questi documenti e sul dibattito che spero scateneranno nei cittadini di tutto il globo su qual è il tipo di mondo in cui vogliamo viver. il mio unico scopo è quello di informare le persone su ciò che viene fatto per loro e ciò che viene fatto contro di loro».

Snowded ha una vita che definisce «comoda». Un salario di circa 200.000 dollari all’anno, una ragazza con cui condivide una casa alle Hawaii, una carriera stabile e una famiglia che ama.

«Sono disposto a sacrificare tutto quello che ho perché in tutta coscienza non posso consentire al governo degli Stati Uniti di distruggere la privacy, la libertà della rete e le libertà basilari delle persone con questa massiva macchina di sorveglianza che sta costruendo segretamente.»

LA SMENTITA
James Robert Clapper, Direttore della National Intelligence I recenti report sulla National Security Agency che monitorerebbe internet e le comunicazioni telefoniche degli americani sono del tutto inaccurati.
La fuga a Hong Kong
Le aziende coinvolte nel progetto PRISMSecondo il Guardian e il Washington Post, PRISM attingerebbe le informazioni direttamente dai database di nove delle più importanti aziende di tecnologia degli Stati Uniti: Microsoft, Google, Yahoo, Facebook, PalTalk, YouTube, Skype, AOL e Apple.

Tre settimane fa Snowden ha messo a punto i preparativi finali. Nell’ufficio dell’NSA delle Hawaii dove lavorava ha copiato l’ultimo set di documenti che avrebbe svelato. Ha avvisato il proprio supervisore all’NSA dicendo che doveva assentarsi dal lavoro per un paio di settimane per ricevere delle cure contro l’epilessia, una malattia di cui ha scoperto di soffrire lo scorso anno dopo una serie di attacchi. Ha fatto i bagagli, ha detto alla sua fidanzata che doveva star via da casa pèr alcune settimane rimanendo vago sui motivi, senza destare sopsetti. «Non è un evento così raro per qualcuno che ha passato gli ultimi dieci anni a lavorare nel mondo dell’intelligence».

Il 20 maggio Snowden si è imbarcato su un volo diretto a Hong Kong, in Cina, dove è rimasto fino a oggi. Ha scelto questa città perché «hanno un forte impegno verso la libertà di parola e i diritti dei dissidenti politici». E probabilmente perché la Cina è l’unico paese al mondo che in questo momento è in grado di resistere ai diktat di Washington.

La smentita di Microsoft «Forniamo i dati dei nostri clienti solo quando riceviamo un mandato legalmente vincolante e non su base volontaria. Inoltre abbiamo sempre e solo rispettato gli ordini relativi ad account specifici. Se il governo ha un programma più ampio per la sicurezza nazionale, noi non vi partecipiamo»

Nelle tre settimane successive al suo arrivo si è sistemato in una stanza di un hotel. «Ho lasciato la camera forse tre volte durante l’intero soggiorno». È profondamente preoccupato di poter essere spiato. Imbottisce la porta della stanza con i cuscini per evitare di essere intercettato. Usa un largo mantello rosso per coprire la testa e il laptop quando inserisce le proprie password per evitare che una videocamera segreta possa individuarle. Può sembrare paranoia. Ma per uno come Swoden che ha lavorato per quasi dieci anni nell’intelligence ci sono buone ragioni per quel genere di paure. Sa che la più grande e segreta organizzazione di sorveglianza dell’America insieme al governo più potente del pianeta lo stanno cercando.

Da quando il materiale che ha trafugato ha cominciato ad attirare l’attenzione, Ha visto la televisione e monitorato internet ascoltando tutte le minacce e le promesse di provvedimenti penali emanati da Washington. Conosce fin troppo bene la sofisticata tecnologia in possesso del governo Americano e quanto sia facile per loro rintracciarlo. L’NSA e le altre forze dell’ordine hanno visitato la sua casa alle Hawaii già due volte e hanno contattato la sua fidanzata.

Barack Obama «Il programma PRISM non è applicato ai cittadini statunitensi o a quelli che stanno attualmente vivendo negli USA».
Le conseguenze per Snowden

Gli Stati Uniti potrebbero avviare un procedimento di estradizione contro di lui dal corso potenzialmente problematico, lungo e imprevedibile per Washington. I cinesi potrebbero farlo sparire per interrogarlo vedendolo come un’utile fonte di informazioni. Oppure qualcuno potrebbe rapirlo e caricarlo su un aereo diretto in territorio statunitense. Avendo constatato come l’amministrazione Obama ha perseguitato gli informatori come lui, Snowden si aspetta che il Governo degli Stati Uniti utilizzerà tutto il suo peso per punirlo. Ripete calmo, «non sono preoccupato, questa è la scelta che ho fatto». Prevede che il governo lancerà un’indagine accusandolo di aver violato l’Espionage Act.

L’unico momento in cui Snowden si lascia andare all’emozione durante le molte ore di colloquio coi giornalisti del Guardian è stato quando ha riflettuto su quale impatto le sue scelte potrebbero avere per i suoi familiari, alcuni dei quali che lavorano per il governo degli Stati Uniti. «La sola cosa di cui ho paura è l’effetto dannoso che avrà la mia scelta sul destino della mia famiglia che non sarò più in grado di proteggere. È ciò che mi fa restare sveglio la notte», dice prima che i suoi occhi si riempiano di lacrime.

Nonostante le forti convinzioni di Snowden la domanda è: perché lo ha fatto?

«Ci sono cose più importanti del denaro. Se fossi motivato dai soldi avrei potuto vendere questi documenti a qualsiasi paese diventando ricco. Il governo americano si è concesso un privilegio e un potere di cu non ha alcun diritto.»

Parlando del suo futuro resta vago. La sua speranza è quella di trovare asilo in Islanda anche se potrebbe rimanere solo una sorta di vago desiderio irrealizzabile. Poi davanti all’enorme dibattito pubblico che la sua fuga di notizie ha generato a livello globale conclude: «sono soddisfatto che di tutto questo ne sia valsa la pena, non ho alcun rimpianto».

anteprimegiochiplaystation

The Last of Us: un survival game da Oscar

THE LAST OF US
Esclusiva per PlayStation 3 Data uscita: 14 giugno 2013
Acquista su Amazon
PLAYSTATION
The Last
Of Us
E se l’ultimo
sopravvissuto
fossi tu?

Elementi action e survival per raccontare la storia di un’umanità sull’orlo del baratro decimata da un’epidemia.
Probabilmente passerà alla storia segnando una significativa pietra miliare nel mondo dei videogiochi. Le recensioni di chi ha potuto provarlo in anteprima parlano di un vero e proprio capolavoro. Un misto di giocabilità e di profondità narrativa mai visto prima che caratterizza quest’avventura che si evolve per oltre diciassette lunghissime ore di gioco ed è in grado di competere, senza forzature di maniera, con le grandi produzioni cinematografiche di Hollywood. The Last of Us è il nuovo titolo di Naughty Dog in esclusiva per PlayStation 3 che non farà fatica a conquistare il podio di miglior gioco del 2013.

THE LAST OF USUna schermata del gioco
GAMEPLAY
Un survival
game da Oscar
Lotta per la
sopravvivenza
20 anni dopo che un contagio ha cambiato radicalmente il volto della civiltà, le città sono abbandonate e reclamate dalla natura, umani infetti si aggirano ovunque e i sopravvissuti si uccidono a vicenda per cibo, armi, qualsiasi cosa. Joel, un violento sopravvissuto, viene ingaggiato per far uscire una ragazzina di 14 anni, Ellie, da un’oppressiva zona di quarantena militare, ma quello che sembra un semplice lavoro diventa presto un brutale viaggio attraverso gli U.S.A.
America 2033: quello che resta dell’umanità

Definito da IGN come la perfetta trasposizione digitale di La strada, il bestseller letterario di Cormac McCarthy (da cui è stato tratto l’omonimo film del 2009 con protagonista Viggo Mortensen), catapulta il giocatore in un mondo post apocalittico nel cuore di un’America colpita da una pandemia provocata da un virus che ha annientato l’intera popolazione globale.

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La storia è ambientata nel 2033 e passa attraverso le vicende dei due protagonisti principali, Joel e Ellie, un uomo e una bambina impersonati a turno dal giocatore nel corso delle diverse vicissitudini che caratterizzano il gioco. Il realismo dei paesaggi e il gameplay sono impressionanti. Il ritmo narrativo incalzante e coinvolgente. The Last of Us è una sfida alla sopravvivenza dove Joel e Elli si ritrovano da soli a lottare contro un’umanità sul baratro dell’estinzione e gli infetti, una specie di zombie capaci di trasformare gli ultimi uomini ancora sani in mostri. In attesa di una recensione più completa nei prossimi giorni vi consiglio di segnarvelo. Sarà disponibile solo per PlayStation 3 dal 14 giugno. Potete acquistarlo online su Amazon.

Il Trailer del gioco