Trovo Wikipedia un esempio straordinario di quello che la conoscenza collettiva, catalizzata dalla rete, è capace di mettere insieme grazie al contributo di anonimi volontari sparsi ovunque nelle varie parti del mondo.
Trovo che le milioni di voci presenti nella più famosa enciclopedia online, che racchiudono una parte del sapere universale, siano per certi versi un bene comune che vada preservato. Trovo però Wikipedia il peggiore esempio di come la pretesa e l’enfasi di accentrare la conoscenza umana in un unico luogo, dando voce indistintamente a chiunque, rappresentino nient’altro che una vana illusione.
Il modello dei contenuti creati dal basso, alla base della fortuna dell’enciclopedia, ha un punto debole critico che riguarda l’accuratezza e l’affidabilità di tutto quello che viene pubblicato sul sito. Nonostante lo sforzo dei moderatori, Wikipedia è piena zeppa di imprecisioni e inesattezze. Il guaio è che, il più delle volte, gli utenti che consultano le sue pagine non lo sanno e sono portati a prende per buono voci dal contenuto discutibile e inesatto.
In questa fabbrica della conoscenza, i moderatori esercitano un potere immenso. Ricoprono il ruolo degli sceriffi della conoscenza universale. Filtrano i contenuti e stabiliscono, sulla base di linee guida, ciò che può essere pubblicato e ciò che invece non può esserlo. Ma chi tra loro ha un’adeguata preparazione per valutare nel merito l’esattezza di uno specifico argomento? E qual è l’effettivo criterio di affidabilità oggettivo che viene utilizzato nel certificare una certa voce come accurata?
È per questa mancanza di affidabilità che Wikipedia, nonostante l’enorme successo raggiunto, non potrà mai rappresentare un vero compendio della conoscenza umana ma, tutt’al più, nient’altro che un effimero surrogato del sapere universale.




