Ad alcuni giorni di distanza dalla pubblicazione degli oltre 250.000 documenti classificati del Dipartimento di Stato americano su Wikileaks, la tempesta di polemiche che si è abbattuta sulla controversa figura del suo fondatore, Julian Assange, non si è ancora placata. Sono in molti a scagliarsi contro l’irresponsabilità di Assange e sono in molti, invece, a difenderlo. Ma c’è qualcosa che nella sua missione di trasparenza e verità non torna. Assange ha tradotto univocamente il contenuto dei documenti di cui è venuto in possesso, come un’ambiguità di fondo del comportamento del governo degli Stati Uniti nei rapporti con le altre potenze mondiali.
A una lettura superficiale, può sembrare una tesi corretta e accettabile, se però si ignora del tutto che l’essenza della diplomazia è di garantire gli interessi del proprio paese mantenendo determinati equilibri politici ed economici sul piano delle relazioni internazionali con gli altri Stati. Non è un esercizio a base di etica o di morale. È un gioco di mediazioni, compromessi, richieste e concessioni, fatto di trattative che si basano su informazioni tutt’altro che trasparenti per chi siede dall’altra parte del tavolo dei negoziati.
Stupirsi del fatto che i rappresentanti di stato americani dislocati nelle varie ambasciate sparse nel mondo inviino a Washington informative riservate con contenuti di forte critica nei confronti degli altri paesi è puro infantilismo. Accade la stessa cosa per tutte le delegazioni estere di qualsiasi altro stato nei confronti dei paesi che li ospitano. È un’attività di monitoraggio e informazione largamente diffusa e ben nota negli ambienti dell’intelligence.
Ritenere che tutto ciò sia una prerogativa eticamente condannabile ed esclusivamente confinabile alla politica estera americana è un errore grossolano basato su un palese pregiudizio di fondo, fatto di antiamericanismo mascherato da amore per la trasparenza e la verità. È questo il più grande sbaglio di Assange. È la sua accusa a senso unico nei confronti degli Stati Uniti che mina la difendibilità e la credibilità della sua missione.