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Il CEO di Apple, Steve Jobs.

Il nuovo Mac App Store è l’inizio di una rivoluzione culturale?

Due giorni fa Apple ha lanciato in contemporanea in novanta paesi il nuovo Mac App Store, una vetrina che consente agli utenti Mac di scaricare applicazioni gratuite o a pagamento sui loro computer, secondo un modello che ricalca quello dell’App Store per iPhone e iPad.

Basta un singolo click e i file sono disponibili sul Dock del desktop, pronti per essere istallati su tutti i computer Mac in proprio possesso senza bisogno di doverli scaricare di nuovo dallo Store ogni volta che si vogliono istallare sugli altri dispositivi.

Fin qui niente di nuovo in maniera eclatante. La vera novità sarà invece nel vedere come il Mac App Store cambierà le abitudini degli utenti e di quanto ne beneficerà l’industria del software. Con l’iTunes Store Apple ha rivoluzionato la fruizione dei contenuti musicali creando, laddove si credeva impossibile a causa del dilagare della pirateria sul Web, un mercato di successo di svariati milioni di dollari. Apple ha anche dimostrato che questo modello di business funziona e che gli utenti sono disposti ad acquistare contenuti multimediali nonostante essi siano in qualche modo disponibili gratuitamente tra i meandri della rete.

Questa non è solo una rivoluzione economica ma è anche, e forse prima di tutto il resto, una vera e propria rivoluzione culturale che, dopo oltre quindici anni, scardina l’idea del perché dover pagare per acquistare un file MP3 a 0,99 centesimi se quello stesso file può essere scaricato da Internet, in maniera più o meno lecita, a costo zero. Questo discorso vale per la musica ma vale anche per il software in generale.

Dagli anni del boom di Internet la pirateria ha prodotto danni economici incalcolabili con impatti devastanti in molti settori dell’economia. L’industria del software, assieme a quella musicale e cinematografica, è stata fin dalle origini una delle più colpite e penalizzate dal fenomeno.

Se il Mac App Store riscuoterà lo stesso successo degli altri App Store che l’hanno preceduto, riuscendo ad avvicinare una più larga fascia di utenti all’acquisto del software anziché scaricarlo illegalmente da Internet, ne uscirà forse, al di là del mero dato economico, una rete – intesa in senso collettivo – più matura, educata e rispettosa.

C’è da chiedersi perché, tra i concorrenti storici della Apple, chi avrebbe potuto imitare con largo anticipo il modello di successo dell’App Store non abbia colto questa grande occasione. Il motivo va forse ricercato nell’immaturità dei tempi o forse in una più banale questione di miope opportunità che nel medio periodo si è dimostrata fallimentare.

Fino a pochi anni fa l’enorme successo di Windows era dovuto anche alla facile reperibilità del software disponibile per il sistema operativo di casa Microsoft. Internet era il mercato perfetto da cui scaricare a costo zero tutti i programmi di cui un utente aveva bisogno. Paradossalmente questo meccanismo antieconomico per le aziende produttrici di software aveva indiretti risvolti positivi per Microsoft e rendeva Windows una specie di corazzata inaffondabile. Ma da oggi, forse, le cose stanno per cambiare.

COMMENTS

  • Marco Pivetta

    Le cose stanno per cambiare, ma penso proprio perchè la gente comincerà a muoversi per rimuovere queste limitazioni.
    E forse un giorno incontreremo amici a cui passare qualcosina per aiutarli in un jailbreak… Oppure per installare Android sul loro iPhone 3G…
    No, sicuramente il controllo assoluto non è una cosa voluta da chi sa cosa implichi…

  • maurizio

    Io non vedo nulla di innovativo.
    Sono mesi che uso steam per la gestione dei videogiochi (che spesso prendo con sconti del 70/80%) e so che intel sta lanciando la sua piattaforma per le applicazioni windows… http://www.appup.com/

    e poi sembra la stessa microsoft sta portando xboxlive (che al momento è nativo solo per xbox360) anche su pc

  • maurizio

    scusate, aggiungo ancora che per debian sono parecchi anni che esiste apt….