Archive for March, 2011

Foursquare 3 disponibile per Android e iPhone

Tuesday, March 8th, 2011

È solo questione di ore e finalmente la nuova versione di Foursquare (3.0), la popolare applicazione di geo-tagging, sarà disponibile sull’App Store di Apple e sull’Android Market. La nuova release dell’App introduce notevoli miglioramenti sia all’interfaccia che alle funzionalità del servizio e diventa sempre più business oriented.

Dennis Crowley ha infatti annunciato che tra le altre novità è stato siglato un accordo di partnership col colosso del credito American Express per consentire agli utenti di usufruire degli sconti offerti dai commercianti partner del servizio direttamente dal proprio account Foursquare, previa registrazione della propria carta di credito.

Con oltre 7,5 milioni di utenti e 500 milioni di check-in nell’ultimo anno Forusquare è di fatto il leader induscusso dei servizi di geolocalizzazione avendo distaccato i principali e meno fortunati concorrenti Google Latitude e Gowalla.

Accordo tra Facebook e Warner Bros per la distribuzione di film sul social network

Tuesday, March 8th, 2011

La Warner Bros entra nel mercato del digital video rental e lo fa in grande stile annunciando una partnership con Facebook per la distribuzione digitale di film sulla piattaforma di social networking fondata da Mark Zuckerberg.

L’accordo prevede la visione di film in straming a prezzi contenuti che si aggirano intorno ai 3 dollari per un periodo di “digital rental” di 48 ore. L’acquisto avverrà attraverso l’acquisizione di un certo numero di crediti una sorta di moneta virtuale già utilizzata sul social network nell’ambito dei giochi.

Gli utenti di Facebook avranno inoltre a disposizione tutte le tipiche funzionalità del social network come i Like e i commenti ai vari film. Il primo film disponibile sarà “The Dark Knight” e nei prossimi mesi il catalogo digitale sarà ulteriormente arricchito con nuovi titoli.

La mossa della Warner riaccende la concorrenza nel mercato del digital rental al momento dominato da Netflix e Hulu. Il servizio, almeno nelle sue fasi iniziali, sarà disponibile soltanto negli Stati Uniti. Nessuna certezza invece sulla sua disponibilità in futuro in Italia.

Politica e Social Network in Italia: Facebook e Twitter dominano

Sunday, March 6th, 2011
Internet gioca ormai un ruolo determinante nella scena politica del nostro paese. I blog ma soprattutto Facebook e Twitter sono le piattaforme più utilizzate dai politici per comunicare con i cittadini.

Facebook è il social network preferito

I politici preferiscono le pagine ai profili personali

Facebook – La larga diffusione di Facebook nel nostro paese e la sua facilità d’uso hanno reso la creatura di Mark Zuckerberg il social network preferito dai politici nostrani.

La pagina di Nichi Vendola è tra le più cliccate sul social network, con oltre 390.000 like e stacca, con oltre 150.000 like in più, quella del premier Silvio Berlusconi. Tra i politici più popolari sul social network seguono poi Antonio Di Pietro, Debora Serracchiani, Pierluigi Bersani, Mara Carfagna e Rosi Bindi.

Scarso aggiornamento e mancanza di interazione con gli altri utenti

Ecco lo stato dei profili dei politici italiani su Twitter

Twitter – La Twitter mania dilagata in Italia ha contagiato anche i politici ma i loro profili risultano scarsamente aggiornati e privi di qualsiasi interazione con gli altri utenti.

Curiosando tra i vari profili, l’uso che spesso i nostri politici fanno della piattaforma di micro blogging (a parte rarissime eccezioni) è del tutto superficiale. Tra i profili con il più alto numero di followers ritroviamo Nichi Vendola e a seguire Antonio di Pietro, Pierluigi Bersani e Renato Brunetta.

Nonostante in alcuni casi il numero dei followers sia significativo come, ad esempio, nel caso di Nichi Vendola (49.100 followers), i profili più aggiornati hanno in media appena qualche migliaio di tweet mentre si scende fino a poche centinaia per quelli in coda. Ci sono infine alcuni profili che versano in uno stato di totale abbandono come quello di Romano Prodi o quello di Walter Veltroni fermo addirittura ad aprile 2008 e che riporta ancora “Sindaco di Roma” nella descrizione.

Is Facebook Worth $65 billion?

Saturday, March 5th, 2011

Whenever we talk about Facebook and the numbers relating to the most popular social network founded by Mark Zuckerberg, we always end up being surprised and puzzled by those figures.

Recently, General Atlantic, one of the largest capital investment in the world, has reportedly purchased a block of shares of the company in Palo Alto for a total of $2.5 million.

The investment represents a share of 0.1% of the total value of Facebook, which was estimated by General Atlantic at about $65 billion, some $15 billion more than the $50 billion indicated by Goldman Sachs.

What’s most striking is the constant relaunch of increasingly higher numbers, which revolves around the value of Facebook. Just a few days ago I published this post I suggest you to read: Facebook, Twitter and the new Internet bubble. Facebook does not create or sell services. It is a platform made of 500 million users who exchange information in a relational network deployed globally. Its value grows, on a purely nominal level, month after month at a frenetic and unjustified pace.

Large investors have sensed the deal, be it real or fake. The trend today is to invest, invest, invest. It is a reckless and dangerous tendency that has inflated the financial speculation based on the “virtual economy” out of proportion.

Investors are not business angels. Money and heaven never go hand in hand. Those who put the capital demand a substantial return on investment within a few years. Exit strategies are not mere stylistic exercises aimed at filling a business plan. The trend will become sell, sell, sell, here and now. It will be then that the foundation behind this evanescent castle made of bytes will start to creak dangerously.

$65 billion is comparable to a small financial maneuver of an entire country. One wonders if, behind his unquestioned popularity, Facebook really is worth all that money.

Facebook vale 65 miliardi di dollari

Friday, March 4th, 2011

Ogni volta che si parla di Facebook e di numeri relativi al più popolare dei social network fondato da Mark Zuckerberg c’è sempre da stupirsi e rimanere perplessi per le cifre in ballo.

Nei giorni scorsi è circolata la notizia che General Atlantic, una delle principali società di investimento di capitali a livello globale, ha acquistato un blocco di azioni della società di Palo Alto per un valore complessivo di 2,5 milioni di dollari.

L’investimento rappresenta una quota dello 0,1% del valore complessivo di Facebook che è stato stimato da General Atlantic intorno ai 65 miliardi di dollari, ben 15 miliardi in più rispetto alla valutazione di 50 miliardi da parte di Goldman Sachs.

Quello che più impressiona è il continuo rilancio di cifre, in continua crescita, che ruota intorno al valore di Facebook. Proprio alcuni giorni fa ho pubblicato questo post che vi consiglio di leggere: Facebook, Twitter e la nuova bolla speculativa di Internet. Facebook non produce e non vende servizi. È una piattaforma di 500 milioni di utenti che si scambiano informazioni all’interno di un network relazionale globalmente distribuito. Il suo valore cresce, in via del tutto nominale, mese dopo mese ad un ritmo frenetico ed ingiustificato.

I grandi investitori hanno fiutato l’affare. Finto o reale che sia. La parola d’ordine oggi è investire, investire, investire. È una tendenza pericolosa e imprudente che sta gonfiando a dismisura un banco fatto di speculazioni finanziarie basate sull’“economia del virtuale”.

Gli investitori non sono angeli di business. I soldi e il paradiso non vanno mai d’accordo. Chi mette il capitale pretende un sostanziale ritorno del proprio investimento nel giro di qualche anno. Le exit strategy non sono meri esercizi di stile per riempire un business plan. La praola d’ordine sarà vendere, vendere, vendere, ora e subito. E sarà allora che le fondamenta alla base di questo evanescente castello di byte cominceranno a scricchiolare pericolosamente.

65 miliardi di dollari sono paragonabili ad una piccola manovra finanziaria di un intero Paese. C’è da chiedersi se poi, dietro alla sua indiscussa popolarità, Facebook davvero li valga.

Biz Stone: nessuna trattativa con JP Morgan per Twitter

Thursday, March 3rd, 2011

In un’intervista a Reuters, Biz Stone ha smentito le notizie riportate nei giorni scorsi dal Financial Times secondo cui JP Morgan era in trattativa con Twitter per acquisire una quota del 10% (450 milioni di dollari) del popolare servizio di microblogging il cui valore stimato si aggira intorno ai 4,5 miliardi di dollari. Stone ha detto che al momento Twitter non ha bisogno di ulteriori fondi poiché sta generando ricavi.

La dichiarazione di Stone mette fine alle speculazioni circolate in seguito a quanto riportato anche dal Wall Street Journal secondo cui JP Morgan ha dichiarato di voler investire una somma tra i $500-750 milioni di dollari in un fondo destinato alle internet e digital-media company tra cui Facebook e Twitter.

Biz Stone: No Negotiations Between JP Morgan and Twitter

Thursday, March 3rd, 2011

In an interview with Reuters, Twitter co-founder Biz Stone has denied reports claiming that JPMorgan Chase & Co was in talks with Twitter to acquire a share of 10% ($450 million) of the popular microblogging service, whose value estimated is around $4.5 billion.

“We have so many other things before we even think about that” and Twitter does not need additional funds because it is making revenus, said Stone.

Stone’s declaration puts an end to speculation of the past days (reported by the Wall Street Journal) according which JP Morgan would invest an amount between $ 500 to $750 million in a fund for Internet and digital-media companies including Facebook and Twitter.

Read More:

- Reuters: Twitter’s Stone: no IPO or funding talks
- Twitter’s Stone says no plans for an IPO or funding
- No IPO, sale plan: Twitter co-founder

Tutto quello che c’è da sapere sul nuovo iPad 2

Wednesday, March 2nd, 2011

Dopo l’attesa spasmodica dei giorni scorsi e i vari rumors circolati fino a poche ore fa su internet, alle 10:00 in punto ora locale Steve Jobs è salito sul palco del Yerba Buena Center for the Arts di San Francisco per presentare il nuovo iPad 2.

Sorridente, visibilmente smagrito, Jobs è stato accolto con una standing ovation dal pubblico della sala. Ha dapprima introdotto alcune novità riguardanti l’iBook Store e ha ripercorso i successi della Apple dal 2001, con il lancio del primo iPod, fino al 2010 , l’anno di nascita dell’iPad.

Jobs è poi passato ad illustrare le caratteristiche tecniche della nuova versione dell’iPad che incorpora un processore Dual-core A5 d’Intel, una video camera frontale e una posteriore, un giroscopio simile a quello presente sull’iPhone 4 e un’uscita video HDMI. Rimarranno delusi tutti quelli che si aspettavano l’adozione del Retina display che invece non sarà presente sul nuovo tablet.

Novità importanti anche nel design: nonostante le forme non si discostano significativamente dal primo modello, il nuovo tablet è disponibile in due colori, bianco e nero, ed è più leggero e più sottile del 33% rispetto al suo predecessore. Le batterie promettono una durata di 10 ore d’utilizzo e di un mese in stato di stand-by

Nessuna novità significativa per quanto riguarda invece il prezzo: le versioni WiFi 16GB, 32GB e 64 GB saranno offerte rispettivamente a $499, $599, $699, mentre le versioni Wi-Fi +3G a $629, $729 e $829. Per l’ufficializzazione dei prezzi in Italia bisognerà attendere invece ancora qualche giorno.

L’iPad 2 arriverà negli Apple Store l’11 marzo negli Stati Uniti mentre per l’Italia e gli altri paesi si dovrà attendere il 25 marzo.

Jobs è passato poi a descrivere nuovi accessori tra cui un cavo HDMI per connettere l’iPad allo schermo televisivo e una particolare Smart Cover che usa dei magneti per aderire alla superfice dello schermo del tablet e interagire direttamente con il device mettendolo in stand-by una volta applicata.

Dopo Steve Jobs è stata la volta di Scott Forstall che ha introdotto la nuova release 4.3 di iOS che sarà anch’essa disponibile per il download a partire dall’11 Marzo e che tra le varie innovazioni introduce la funzionalità di Personal Hotspot per iPhone 4 e migliora sensibilmente le performance di Safari attraverso l’introduzione di Nitro, un nuovo motore di rendering JavaScript molto performante.

Lato software, tra le novità più interessanti per il nuovo iPad 2 spiccano l’introduzione di Photo Booth per le fotografie, FaceTime per le chiamate tra due iPad, iPad e iPhone o tra iPad e Mac, iMovie per l’editing dei video, GarageBand per la composizione di musica.

Non resta che aspettare qualche settimana. E voi, lo comprerete?

6 Fresh Inspiring Resources for Web Designers

Tuesday, March 1st, 2011

Web designers are always looking for new and original ideas to implement in their projects. Here is a collection of six useful resources that help you find the right inspiration.

Tubular is an interesting jQuery plugin that lets you set a YouTube video as your page background. The only thing you have to do is to add the code to your body tag and specify a YouTube video ID. The result is really impressive and spectacular.

Supersized 3.1 is a jQuery Plugin that lets you set a fullscreen background slideshow with Flickr Support. It allows you to resize images to fill browser while maintaining image dimension ratio, cycle images via slideshow with transitions and preloading and much more.

D3.js is a small, free JavaScript library for manipulating documents based on data. D3 allows you to bind arbitrary data to a Document Object Model and then apply data-driven transformations to the document. As a trivial example, you can use D3 to generate a basic HTML table from an array of numbers. Or, use the same data to create an interactive SVG complex bar chart with smooth transitions and interaction.

Isotope is another jQuery plugin for implement “magical layouts” on your pages. It allows to reveal and hide items with filtering, re–order items with sorting dynamic, implement intelligent layouts with transition and animations.

JSHint is a community-driven tool to detect errors and potential problems in JavaScript code and to enforce your team’s coding conventions. It is very flexible so you can easily adjust it to your particular coding guidelines and the environment you expect your code to execute in.

Waypoints is a small jQuery plugin that makes it easy to execute a function whenever you scroll to an element. It makes a solid base for modern UI patterns that depend on a user’s scroll position on the page.

Facebook, Twitter and the New Internet Speculative Bubble

Tuesday, March 1st, 2011

This announcement was made several days ago and it was jaw-dropping because of the numbers it contained. As reported by The Wall Street Journal, JP Morgan declared it would invest an amount between $500 to $750 million in a fund for Internet and digital-media companies including Facebook and Twitter.

These are impressive figures that inevitably lead us to consider the distorted perception of the value of the companies involved in the Internet economy (for the sake of comparison, the cost of a Shuttle mission is usually around $450 million).

Internet companies like Facebook and Twitter are nothing more than information sharing platforms. They do not provide value added services nor provide products that create wealth directly. So far, the main indicator of their monetary value is the number of users and their geographical distribution on the globe.

It is realistic to expect that the growth rate of the most popular social networks will see a substantial braking within the next two years, reaching a “physiological” saturation. Their population will tend to settle around a limit value and, in the absence of any other significant lever, reduced growth in terms of users will be perceived by investors as a factor of recession.

Facebook, Twitter and generally any Internet company survive mainly through a business model based on advertising revenues. It always works but it is also extremely weak when the market falters. The Internet companies don’t have levers (such as launching a new product) to influence the market, but they passively suffer from periodic cycles of booms and halts. Often they are climbing fast only to fall violently.

From what we see in the figures it feels like we are experiencing the same mass hysteria that characterized the boom of the Internet companies of the late nineties. Soon thereafter the bubble of the dot com economy exploded with a deafening roar.

Apparently, history does not teach us anything.