Archive for June, 2011

Facebook si prepara a lanciare “qualcosa di grandioso” le prossima settimana

Thursday, June 30th, 2011

Stando ad alcune indiscrezioni appena circolate in rete Facebook si prepara a lanciare la prossima settimana un “qualcosa di grandioso” che lo stesso Mark Zuckerberg in persona, fondatore e CEO del social network di Palo Alto, ha etichettato come “something awesome”.

Non è ben chiaro ancora se la novità riguardi l’introduzione di nuove funzionalità, di un restyling del sito o del più probabile lancio della tanto attesa applicazione per iPad di Facebook. Le uniche notizie che trapelano è che il progetto ha coinvolto circa 40 persone, decisamente troppe per essere impegnate solo per lo sviluppo di una applicazione per il tablet della Apple.

Zuckerberg non ha fornito ulteriori dettagli utili. Quello che è certo è che la dichiarazione cade proprio in contemporanea col lancio di Google+ e sembra quasi un velato contrattacco alla mossa di Google. Staremo a vedere.

News Corp svende MySpace a Specific Media per 35 milioni di dollari

Wednesday, June 29th, 2011

La News Corp di Rupert Murdoch ha ceduto oggi MySpace a Specific Media con un accordo dal valore di appena 35 milioni di dollari. I rumors sulla vendita del social network circolavano già nei mesi scorsi quando era trapelata una prima ottimistica stima che si aggirava, allora, intorno ai 100 milioni di dollari.

Dai termini siglati nell’accordo, quella di MySpace è invece oggi una vera e propria svendita. I 35 milioni offerti da Specific Media appaiono più come il tentativo da parte di News Corp di volersi liberare di un peso che ha contribuito ad affossare in maniera significativa i conti in profondo rosso della società di Murdoch.

Acquistato da News Corp nel 2005 alla cifra record di 580 milioni di dollari quando godeva di un periodo di enorme popolarità il social network è stato il protagonista di un rapido e inarrestabile declino dal 2007 in poi, incapace di frenare l’avanzata inarrestabile di Facebook. A maggio 2011 Quantcast stimava che MySpace aveva appena 19,7 milioni di visitatori unici mensili contro i 157 milioni di Facebook.

Come riporta il New York Times, con il passaggio di proprietà la maggior parte dei 400 impiegati di MySpace sono stati contestualmente licenziati.

MySpace non ce l’ha fatta e la sua lenta agonia si è trascinata negli anni anche grazie ad alcune scelte operate dal management che non hanno di certo brillato. A nulla sono valsi i tentativi di rilancio e di rifocalizzazione del brand in nicchie di mercato specifiche nell’ambito dei gruppi musicali e delle celebrities che hanno invece contribuito a snaturare lo spirito iniziale del social network e ad aumentare l’emorragia di utenti verso Facebook che, ad oggi, domina saldamente il mercato.

Poco o quasi nulla si conosce dei piani futuri da parte di Specific Media sul destino di MySpace. Quel che è certo è che con Facebook che continua a crescere e con l’imminente arrivo di Google+, ogni tentativo di rilancio sarà un’impresa decisamente complicata.

Microsoft punta sul Cloud con Office 365

Wednesday, June 29th, 2011

Dopo aver costruito la propria fortuna sul modello del software installato sui singoli computer, in particolare grazie a Windows e Office, Microsoft punta sul Cloud e lancia un set di strumenti per la produttività personale e per l’ufficio chiamato Office 365 che mette a disposizione degli utenti le funzionalità offerte dalla suite Office direttamente sul web.

Secondo quanto riportato da Reuters, l’annuncio fatto da Steve Ballmer in persona lo scorso martedì, durante una presentazione a New York, ha fatto schizzare in alto le azioni del colosso di Redmond del 2.4%. Un dato non trascurabile se si pensa che i ricavi generati dalla suite Office, solo nell’ultimo trimestre dell’anno, si attestano intorno ai 3 miliardi di dollari.

Microsoft non vuole restare indietro e perdere un’importante occasione (come è accaduto nel passato con il ritardo dell’entrata nel mercato dei sistemi operativi per gli smartphone) in un momento in cui tutte le maggiori aziende da Apple a Google puntano sul modello di software come servizio da erogare sul cloud via web.

Con Office 365, Microsoft punta a guadagnare quote di mercato soprattutto rispetto a Google App, il set gratuito di strumenti per la produttività d’ufficio offerto dal motore di ricerca di Mountain View che nonostante i continui miglioramenti nel corso del tempo è ancora lontano anni luce dall’esperienza d’uso di software come Word, Excel o PowerPoint.

Se Microsoft sarà in grado di offrire le stesse funzionalità dei software stand-alone installati sui computer, anche alle versioni disponibili via cloud, il successo sarà garantito e Google insieme gli altri concorrenti minori che offrono servizi simili, come Zoho, saranno costretti ad investire ed innovare pesantemente in un mercato che, superando le barriere della distribuzione fisica del software è potenzialmente sconfinato.

In Italia il prezzo delle sottoscrizioni del servizio per i professionisti e le piccole imprese parte da 5,25 euro al mese per ciascun singolo utente (con una spesa complessiva a carico degli utenti di poco più di 60 euro all’anno). Decisamente vantaggioso rispetto all’acquisto per intero della più recente suite installabile stand-alone sul proprio computer che in media ha un ciclo di vita sul mercato di 2-3 anni.

Per una prova gratuita di 30 giorni di Office 365 potete trovare tutte le informazioni a questo link.

Google svela Google+ e dichiara guerra a Facebook

Tuesday, June 28th, 2011

Google ha appena svelato il progetto Google+, la tanto attesa piattaforma di social networking del gigante di Mountain View, che promette di rivoluzionare il concetto di real-life sharing sul web. I rumors sul lancio di un “social network” targato Google per contrastare l’avanzata di Facebook e, in particolare, il dirottamento di una consistente quota dei ricavi provenienti dalla pubblicità sul network di Zuckerberg, circolavano ormai da tempo.

Dopo i risultati poco brillanti di alcuni prodotti come Latitude e Buzz e archiviato il clamoroso flop del tanto chiacchierato Google Wave, questa volta a Mountain View non hanno voglia di scherzare. La preview di Google+ è eccitante e, senza dubbio, non manca di caricare di aspettative l’arrivo sul mercato di un prodotto che si preannuncia come una seria minaccia non solo per Facebook ma anche per altri servizi molto popolari come Skype.

Google+ ripropone, infatti, le funzionalità tipiche dei social network, come la gestione dei profili (Profiles), della propria cerchia di amici (Circles), lo sharing delle proprie foto e dei propri video (che con l’opzione Instant Upload vengono caricati instantaneamente in un album su Google+), l’integrazione con gli smartphones, arricchendole però con un interfaccia mozzafiato, pulita, elegante e immediata all’uso.

Subito viene voglia di immergersi in questa nuova esperienza d’uso, così lontana e così tanto rivoluzionaria rispetto alla staticità dei profili a cui Facebook ci ha abituati, che fa sembrare l’affollato social network di Zuckerberg come un fossile appartenente ad un’era geologica del passato.

Con Google+, Google porta ad un livello superiore il concetto di social network definendo uno standard che probabilmente sarà il punto di riferimento con cui gli altri concorrenti dovranno confrontarsi. Forse tutto questo non basterà ad imporsi in un mercato dominato esclusivamente da Facebook ma ormai la sfida al colosso di Palo Alto è lanciata e il messaggio da parte di Google è chiaro: non siete più soli.

Facebook, da parte sua, dopo un lungo ed eccezionale periodo di crescita, dovrebbe ora puntare ad introdurre nuove funzionalità e ad innovare una piattaforma che col tempo sembra un po’ troppo sempre uguale a se stessa. Se non sarà in grado di farlo, non basterà quella base sconfinata di utenti che attualmente popolano il social network a fornire una garanzia del successo nel lungo periodo.

Tra le tante funzionalità da segnalare di Google+ c’è Hangouts che permette di videochiamare i propri amici direttamente via browser senza più bisogno di utilizzare Skype o altre applicazioni simili.

Google+ è al momento disponibile solo ad un ristretto numero di fortunati utenti (potete richiedere comunque un invito a questo link) ma sul sito promettono che sarà aperto a tutti molto presto. Se però non riuscite proprio a resistere e volete togliervi la curiosità di provare in anteprima le funzionalità di Google+ date un’occhiata a questo link per una demo.

Foursquare: da zero a 10 milioni

Sunday, June 26th, 2011

È un momento d’oro per Foursquare, la popolare applicazione di geo-localizzazione creata un paio di anni fa da Dennis Crowley e Naveen Selvadurai. La società ha fatto sapere nei giorni scorsi, sul proprio blog, di aver raggiunto quota 10 milioni di utenti e un valore di mercato che si aggira intorno ai 250 milioni di dollari. Una cifra considerevole che ha scatenato sul web le ormai solite e per niente scontate speculazioni sull’attendibilità di tali stime, così come recentemente è avvenuto anche per Facebook, Twitter, Flipboard e Color.

Rispetto alle dichirazioni rilasciate dalla società, nel mirino degli analisti e dei semplici utilizzatori è finita la questione su quale sia il rapporto tra gli utenti iscritti su Foursquare e gli utenti realmente attivi e se tale rapporto giustifichi davvero un valore di mercato così alto. Nonostante le polemiche, però, Foursquare continua ad accrescere la propia popolarità ed è fresca di un’ulteriore iniezione di fondi per 50 milioni di dollari. E per celebrare i primi 10 milioni di utenti ha pubblicato sul proprio blog questa interessante infografica sull’evoluzione del servizio da marzo 2009 fino ad oggi.

Ma nonostante il clamore la domanda è: li vale davvero quei 250 milioni di dollari?

Perché il Chromebook di Google sarà un fallimento

Friday, June 24th, 2011

Da alcuni giorni è possibile acquistare on-line l’attesissimo Chromebook di Google che, nonostante le attese dei mesi passati, sta già suscitando qualche perplessità sul suo possibile successo commerciale.

Innanzi tutto per il prezzo. La strategia sulla scelta dei prezzi, da parte dei partner di Google che commercializzano i modelli attualmente disponibili, non risulta particolarmente convincente. Su Amazon si passa dai $349.99 dollari dell’Acer AC700 (solo connessione Wi-Fi) ai $499.99 dollari del Samsung Series 5 (con connessione 3G).
Decisamente troppi per un portatile dalle potenzialità limitate come il Chromebook soprattutto se si considera che, nella stessa fascia di prezzo, si possono acquistare notebook dalle discrete prestazioni e con funzionalità molto più avanzate (in alcuni casi è incluso anche il costo della licenza di Windows Vista o Windows 7). Senza contare il fatto che basta un browser per “trasformare” il proprio notebook in un Chromebook ben più “avanzato”.

Il modello di funzionamento delle App, disponibili sul Chrome Web Store, non introduce nulla di sostanzialmente nuovo rispetto a quanto già visto con l’App Store di Apple, il Marketplace di Microsoft e il Market per i dispositivi Android, tanto da far sembrare questo Chrombook nè più nè meno che uno dei tanti tablet in circolazione dotato in più di una tastiera fisica.

In una recente intervista Eric Schmidt (executive chairman di Google) si è detto completamente fiducioso sul futuro del cloud computing. Il punto è che da questo nuovo paradigma gli utenti si aspettano di avere a disposizione applicazioni che risiedono nella “nuvola” che offrano almeno le stesse funzionalità e la stessa esperienza d’uso del classico software “off-line”.

Questo discorso vale specialmente per le applicazioni di più larga diffusione come, ad esempio, gli editor di testo, i fogli di calcolo, gli editor di presentazioni e altre applicazioni simili.

Allo stato attuale però c’è ancora un gap non indifferente tra questi due mondi. Un esempio per tutti è le suite di applicazioni gratuita offerta da Google Documents che, nonostante i continui e ripetuti miglioramenti, non è ancora all’altezza dei concorrenti “off-line” come Microsoft Office o alternative open source come OpenOffice.

Infine una considerazione più generale su questa prima generazione di computer pensati per il cloud computing. Il Chromebook è troppo basic per l’utenza professionale e troppo poco “cool” per l’utenza consumer che, per quel genere di funzionalità offerte potrebbe preferire, ad un portatile concepito nel design alla “vecchia maniera”, l’esperienza più divertente ed immediata del multitouch di un tablet.

La domanda allora è: a quale fascia di mercato è destinato questo Chromebook? Forse a Mountain View dovrebbero chiederselo con maggiore scrupolo. O il flop del Nexus One avrà un seguito altrettanto imbarazzante.

L’iPad genera l’89% del traffico su internet proveniente dai tablet

Thursday, June 23rd, 2011

A più di un anno dal lancio del primo modello di iPad, il mercato dei tablet continua ancora ad essere dominato saldamente dalla tavoletta di Jobs senza offrire particolari alternative appetibili ai consumatori.

Nonostante nei mesi passati diversi competitors abbiano tentato di frenare l’avanzata di Apple, proponendo modelli alternativi, i risultati sono stati scarsi e deludenti.

ComScore ha oggi pubblicato un dettagliato report che mostra come a maggio 2011 l’iPad mantiene saldamente il podio più alto del mercato dei tablet a livello globale ed è responsabile dell’89% del traffico totale su internet generato via tablet. Negli Stati Uniti questo dato è ancora più significativo e supera il 97%.

In testa alla classifica dei paesi che ne fanno maggior uso figurano Canada (33,5%), Brasile (31,8%), Germania (29,4%) e Spagna (27,4%). Nessuna menzione per l’Italia tra le prime 13 posizioni riportate da ComScore. I tablet con sistema operativo Android stentano invece a superare l’1% a parte rare eccezioni come in Brasile (1,6%) e a Singapore (1,4%).

In attesa del nuovo tablet dell’HP che dovrebbe fare la sua comparsa sul mercato tra qualche settimana un dato è ormai certo: la guerra tra i giganti dell’informatica non si gioca più solo sull’hardware ma più che mai in quel complesso ecosistema di applicazioni e contenuti multimediali che rendono appetibile un prodotto su larga scala ai consumatori.
Apple non è più sinonimo di “moda” e di “oggetti di nicchia”. Apple è una corazzata inaffondabile che resterà tale se i vari Samsung, Acer, HP, continueranno ad adottare strategie destinate ad offrire sul mercato prodotti che sono una copia dell’iPad (o dell’iPhone) ma che nessuno, statistiche alla mano, vuole.

Come la pubblicità uccide il contenuto delle pagine web

Tuesday, June 21st, 2011

La pubblicità è l’anima del commercio. Ma soprattutto, da quindici anni a questa parte, la pubblicità è l’unico modello di business che funziona per generare ricavi nell’ambito dell’editoria sul Web.

Mentre i modelli di sottoscrizione a pagamento delle news stentano a decollare e riscontrano una fredda accoglienza da parte degli utenti, i blog di ogni dimensione e le testate giornalistiche on-line continuano a sopravvivere prevalentemente grazie alla pubblicità.

Nessuno di noi, perciò, si stupisce più di tanto nel constatare che le pagine dei siti web sono sempre più piene zeppe di banner e link pubblicitari. Ormai, in fondo, siamo tutti un po’ avvezzi a questo “rumore”, tanto che il nostro cervello è portato automaticamente ad isolarlo e ad escluderlo più efficientemente di qualsiasi altro plug-in pensato allo scopo per il nostro browser preferito.

In questa tendenza ad affollare le pagine di pubblicità c’è però un limite che travalica il buongusto e il rispetto che un editore dovrebbe avere nei confronti dei propri lettori.

Prendiamo per esempio due delle più famose testate giornalistiche italiane on-line: “il Corriere” e “la Repubblica”.

Da qualche tempo a questa parte i contenuti sembrano quasi delle appendici alle pubblicità che invadono, in ogni forma possibile ed immaginabile, le loro pagine: messaggi pop-up invasivi, pop-up video, sfondi sgargianti a tutta pagina, banner e link all’interno degli articoli, pagine intere di pubblicità che indirizzano dopo alcuni secondi alla pagina col contenuto che l’utente desiderava.

Il discorso vale anche per quelle gallerie improbabili di immagini di ogni tipo (pescate qua e là su qualche sito web russo specializzato nel genere) e riproposte con scarsissima originalità solo per riempire di pseudo-contenuto qualche spazio vuoto. Vanno bene anche queste, ci vogliono per generare traffico, per carità, nessuno dice niente.

E soprattutto, come detto sopra, ci vuole la pubblicità. E pure per questo nessuno dice niente. Anche quando, cari editori, ci sbattete in faccia di tutto: Banner, video, pop-up.
Ma almeno, fateci una cortesia: evitate di esagerare.

Why Google Should Not Fear Facebook

Monday, June 20th, 2011

In a recent interview with Google’s executive chairman Eric Schmidt, referring to the inability of Google to confront the growing success of Facebook in social networking, he said: “I clearly knew that I had to do something and I failed to do it” .

Schmidt’s statement was a total admission of guilt, which in recent days has caused the Web to unleash an overwhelming amount of risky speculation on the fate of the war between Google and Zuckerberg’s social network.

The truth is that Google has a strong position that’s unreachable by anyone, even a giant like Facebook. The reason is simple and straightforward. From its appearance, Page and Brin’s creature has done more than any other service to make the Web an accessible resource, arranging the huge amount of information contained in it and making them available to users with precision and stunning speed.

The Internet is not conceivable without Google because Google is the gateway to information on the Web.
Facebook is nothing but a network in the network, a virtual self-contained short-circuit of millions of users around the world that produces only “noise” with status updates that are useful only to satisfy the voyeuristic needs of its users, nothing more.

The mistake that Google must not make at this stage is to persist in its will to attack at all costs, with violence, the market of social networks, because it would be a risky move, an arrogant and dangerous one. A potential failure that would cloud its image: something the most famous search engine does not need. The negative experiences of Orkut, Buzz and Wave have left their mark in Mountain View. Schmidt has summarized this concept well: “the world doesn’t need a copy of the same thing”.

And it is more true now than ever. The Web does not need another Facebook (Orkut) or another Twitter (Buzz) or another “Like” button (Google +1). What the internet can not live without is the ingenious algorithm that seeks out and sorts the information that lurks in its depths.

Google should not fear Facebook. Facebook can be a fad destined to lose its appeal over time. It has already happened with MySpace. Google however, for much longer, will be irreplaceable.

Perché Google non deve temere Facebook

Sunday, June 19th, 2011

In una recente intervista Eric Schmidt, executive chairman di Google, riferendosi all’incapacità di Google di far fronte al dilagante successo di Facebook nell’ambito dei social network, ha dichiarato “I clearly knew that I had to do something and I failed to do it”.

Quella di Schmidt è stata una totale ammissione di colpa che nei giorni scorsi ha fatto scatenare il Web con una valanga di speculazioni azzardate sulle sorti della guerra tra Google e il social network di Zuckerberg.

La verità è che Google gode di una posizione di forza inarrivabile per chiunque, perfino per un gigante come Facebook. Il motivo è semplice e banale. Dalla sua comparsa, la creatura di Page e Bin ha contribuito più di qualsiasi altro servizio a rendere il Web una risorsa accessibile, ordinando quell’immenso universo di informazioni che ne fanno parte, rendendole fruibili agli utenti con una precisione e una rapidità sbalorditiva.

Non è pensabile una Internet senza Google perché Google è la porta d’accesso alle informazioni sul Web.
Facebook è nient’altro che una rete nella rete, un cortocircuito autoreferenziale di relazioni virtuali tra milioni di utenti sparsi in tutto il mondo che produce solo “rumore” tramite aggiornamenti di stato utili al più a soddisfare il bisogno voyeristico dei propri utenti e nient’altro.

L’errore che non deve commettere Google in questa fase è quello di ostinarsi a voler aggredire a tutti i costi, con violenza, il mercato dei social network perché sarebbe una mossa azzardata, arrogante, rischiosa. Un potenziale fallimento che appannerebbe la sua immagine, di cui il più famoso motore di ricerca non ha alcun bisogno. Le esperienze negative di Orkut, Buzz e Wave hanno lasciato il segno a Mountain View. Lo ha sintetizzato lo stesso Schmidt con “the world doesn’t need a copy of the same thing”.

Ed è più che mai vero. Il Web non ha bisogno di un altro Facebook (Orkut) nè di un altro Twitter (Buzz) nè di un altro pulsante “Like” (Google +1). Quello di cui invece Internet non può fare a meno è quel geniale algoritmo che scova e ordina le informazioni che si annidano nei suoi meandri.

Google non deve temere Facebook. Facebook può rivelarsi una moda destinata a perdere il suo appeal nel corso del tempo. È già accaduto con MySpace. Google invece, ancora per molto, sarà insostituibile.