Archive for July, 2011

Tutti i rumors da conoscere sul nuovo iPhone 5

Sunday, July 31st, 2011

A distanza di circa due mesi da quella che potrebbe essere la data presunta di presentazione del nuovo iPhone 5, i rumors e gli avvistamenti di presunti prototipi dello smartphone più chiacchierato della rete continuano a moltiplicarsi.

Stando ad alcune immagini circolate nei giorni scorsi sul web, il nuovo smartphone di Apple sarebbe molto più sottile e leggero del suo predecessore, con un design affusolato che lo renderebbe molto più simile ad un iPod touch di nuova generazione che al suo predecessore. Sempre secondo i rumors il nuovo modello dovrebbe abbandonare l’attuale case in vetro per adottare un non meglio specificato materiale metallico che servirebbe anche a migliorare le prestazioni di ricezione dell’antenna che non pochi problemi ed imbarazzo hanno provocato ad Apple fin dal lancio dell’iPhone 4.

Per quanto riguarda il design, tempo fa si era parlato anche di uno schermo in vetro leggermente concavo per permettere una migliore presa ed ergonomicità generale dello smartphone, ma l’ipotesi sembra, per il momento, definitivamente abbandonata. Così come anche sembra decaduta, per problemi pratici legati all’usabilità del dispositivo, l’ipotesi dell’eliminazione del tasto home centrale in favore dell’adozione di una combinazione di gesti sullo schermo touch per rimpiazzarne le funzionalità.

Sembra invece sempre più probabile l’introduzione della tecnologia Near Field Communication che consente di effettuare pagamenti tramite un sensore di prossimità trasformando all’occorrenza l’iPhone in una vera e propria carta di credito. Proprio su questo tema, come riportato da TechRadar in un post risalente al giugno scorso, sembrerebbe addirittura che Google Wallet, la piattaforma di pagamento di Google, potrebbe sbarcare a breve, oltre che sulle device Android, anche sul nuovo iPhone, entro la fine dell’anno.

Per quanto riguarda le specifiche tecniche, l’iPhone 5 sarà dotato presumibilmente di un processore più veloce (forse un dual core A5, come quello montato sull’iPad 2) per gestire applicazioni e giochi complessi che richiedono una capacità di calcolo superiore, di uno schermo più grande di quello in dotazione all’iPhone 4 e di una nuova videocamera posteriore che potrebbe arrivare a scattare foto con una risoluzione fino a 10 mega pixel con il supporto Full HD per i video.

Molto più incerte sono le notizie che riguardano il lancio di un iPhone 5 low-cost che, sempre secondo alcune speculazioni circolate sul web la scorsa settimana, dovrebbe essere una sorta di iPhone 4 (rinominato per l’occasione iPhone 4S) con un case in plastica meno ricercato di quello attuale e alla portata delle tasche meno esigenti.

Tuttavia, prima delle risposte definitive su quello che realmente sarà, c’è ancora un altro mese e mezzo d’attesa.

Non è più solo questione di un blog

Sunday, July 31st, 2011

Quando alla fine di giugno ho cominciato a scrivere in Italiano su questo blog, ammetto che è stato un mezzo azzardo. Dopo due anni di post in lingua inglese, volevo dare un taglio allo stile del passato per rivolgermi ad un pubblico in parte diverso rispetto a quello per cui questo blog era nato.

Probabilmente, se non fosse stato per l’inglese, Woork Up non avrebbe mai raggiunto la visibilità internazionale che ha ottenuto e che, di riflesso, mi ha permesso di avere. Ma a tutto ciò mancava ancora un collegamento “fisico” con la realtà culturale a me più vicina che immaginavo avrei ottenuto solo con un cambio radicale d’impostazione.

Curare un blog non è solo un’attività esclusivamente relegata alla propria vita digitale. Non è un noioso passatempo per nerd smanettoni dissociati dal mondo. Il Web non è più quello che era dieci, cinque, tre anni fa. Il Web ha lo stesso potere della televisione. Anzi più della televisione è un mezzo democratico, senza compromessi, attraverso il quale si può diventare una piccola celebrity contando solo su se stessi e la propria ostinazione.
Un blog di successo equivale ad un successo personale che apre opportunità inimmaginabili. E l’Italia, per questo, è un terreno fertile e ancora scarsamente popolato in cui è facile emergere ed imporsi come punto di riferimento.

La blogosfera del nostro paese, nell’ambito strettamente più vicino a quelli che sono gli argomenti trattati su Woork Up, è variegata ma presenta delle caratteristiche di fondo che ricorrono in modo sistematico nei due grandi fronti in cui si polarizza l’informazione, quello dei portali e quello dei blog personali.

I grandi portali d’informazione (e più in generale i siti d’informazione generalista focalizzati sulle tematiche della rete e quelli specializzati verticalmente su specifici argomenti) tendono a riproporre le notizie in maniera asettica ed impersonale, spesso limitandosi ad una mera traduzione degli articoli originali pubblicati sulle testate specializzate in lingua inglese più conosciute (TechCrunch, Mashable).

I blog personali hanno spesso un carattere di discontinuità, sono aggiornati con scarsa frequenza e il più delle volte si rivolgono ai lettori in maniera troppo colloquiale e poco adatta ad attirare il favore di un pubblico più ampio.

Nel primo caso quello che manca è il punto di riferimento “personale” dell’autore, nel secondo il metodo con cui le informazioni vengono presentate.

Forse Woork Up incarna un po’ entrambe le cose ed è per questo che il passaggio dall’inglese all’italiano non è stato affatto traumatico come temevo. Woork Up è schizzato nelle prime posizioni di molte query di ricerca su Google.it, il tempo medio di permanenza sul sito è aumentato così come il numero medio di commenti per post. Ma la parte migliore deve ancora arrivare.

Non voglio preannunciarvi più di tanto ma già dalla prossima settimana avrete qualche novità in merito. Potete seguirmi su Twitter o su Facebook per restare aggiornati. Ogni commento sulla nuova impostazione del sito è chiaramente apprezzato.

Google lancia il nuovo Page Speed Service

Friday, July 29th, 2011

Google ha lanciato oggi Page Speed Service, un ambizioso servizio che permette a coloro che hanno un proprio sito web di ridurre sensibilmente i tempi di caricamento delle pagine con un miglioramento stimato delle performance che, stando a quanto dichiarato sul blog ufficiale della società di Mountain View, è compreso tra il 25% e il 60%.

Il progetto rientra nell’ambito del tentativo di Google di migliorare l’esperienza di fruizione dei contenuti presenti su internet attraverso una drastica riduzione delle pagine web.

Per utilizzare il nuovo servizio (che non ha niente a che vedere con il defunto Web Accelerator di Google) è necessario registrarsi e seguire le semplici istruzioni riportate. Al termine della registrazione Google Page Speed Service acquisirà automaticamente il contenuto delle pagine web del sito indicato dall’utente, salvandolo sui propri server e, ad ogni richiesta da parte del browser, ricostruirà la singola pagina specificata nell’URL applicando le best practices più diffuse nell’ambito delle performance per il web.

In tal modo il contenuto richiesto sarà presentato all’utente finale più rapidamente di quanto avverrebbe se si caricasse la stessa pagina direttamente dal sito originale.

Il processo descritto avviene in maniera trasparente, sia per il proprietario del sito web che utilizza il servizio Page Speed (il quale non dovrà mettere mano al codice), sia per l’utente finale che accede al sito tramite un normale browser per il web.

Per gustarsi un’anteprima di quanto Page Speed Service possa migliorare le performance del proprio sito, Google ha messo a disposizione questo tool di test. Al momento il servizio è limitato ad un set ristretto di webmaster ed è gratuito ma sarà disponibile a breve a tutti, ad un prezzo che Google definisce “competitivo”. Coloro che sono interessati a provare Google Speed Service possono richiedere l’accesso compilando questa form.

Twitter inaugura i Promoted Tweets

Thursday, July 28th, 2011

Come anticipato qualche settimana fa con questo post, Twitter ha oggi inaugurato ufficialmente la pubblicità nelle timeline degli utenti attraverso l’introduzione dei “promoted tweets”.

Dopo i “promoted trends” e i “promoted users”, con questo nuovo sistema, Twitter spera di monetizzare ulteriormente l’attività dei propri iscritti, consentendo agli utenti di poter promuovere prodotti e servizi attraverso dei tweet sponsorizzati del tutto simili ai più comuni tweet.

Tuttavia, dopo le polemiche dei giorni scorsi, riguardanti la preoccupazione degli utenti sul rischio di trovarsi invase le timeline con messaggi pubblicitari di natura e frequenza non specificata, Twitter sembra aver adottato un approccio prudente. I messaggi pubblicitari non saranno infatti visibili indiscriminatamente a tutti gli utenti ma compariranno, tra le prime posizioni della timeline, solo di coloro che già seguono l’account che ha inviato il tweet promozionale con la speciale dicitura di “promoted by…”.

Al momento i promoted tweets sono disponibili solo ad un numero ristretto di partner selezionati dalla popolare piattaforma di microblogging tra cui Best Western, Dell, Gatorade, Groupon, HBO, JetBlue, LivingSocial, Microsoft Xbox, Red Bull, Sephora, Starbucks, Summit, TNT e Virgin America, solo per citarne alcuni. Come riportato sul blog ufficiale di Twitter, questa prima fase durerà al massimo alcune settimane, dopo le quali la possibilità di inviare tweet promozionali sarà allargata ad un numero sempre maggiore di utenti.

Tuttavia, quello che lascia perplessi è il meccanismo di funzionamento dei promoted tweets che, per come sono stati concepiti, si rivolgono esclusivamente alla stessa audience che già segue un determinato profilo e non sono funzionali invece ad attirare nuovi followers. Questo potrebbe inoltre disincentivare gli utenti con una base poco numerosa di followers nell’adottare tale strumento promozionale col rischio concreto, per Twitter, che i promoted tweets vengano percepiti come scarsamente efficaci rispetto ai normale tweet.

I primi risultati sull’efficacia dei promoted tweets da parte degli inserzionisti e sul gradimento da parte degli utenti saranno disponibili nelle prossime settimane.

Google lancia Think Quarterly ed entra nel mercato dei magazine online

Tuesday, July 26th, 2011

Google si butta nel mercato dei magazine on-line e, come annunciato ieri nel blog ufficiale della compagnia da Susan Wojcicki (Senior Vice President of Advertising), lancia un esperimento editoriale chiamato Think Quarterly.

Il magazine è nato con l’intento di fornire ai partner della società di Mountain View, e più in generale a tutti coloro che sono interessati, una vista su quella che è la visione del business e le strategie di Google, attraverso i contributi di executive interni alla società o di altri leader di mercato esterni. Come specificato nella pagina introduttiva di Think Quarterly, l’ambizioso scopo della pubblicazione non è quello di informare i lettori su ciò che succede nel mondo digitale ma prepararli a quelle che saranno le nuove tendenze del futuro.

La prima edizione del magazine (Q3, 2011) è incentrata sul tema dell’innovazione e riporta 16 articoli in tema, con una interessante introduzione firmata dalla stessa Wojcicki dal titolo “The Eight Pillars of Innovation”.

Una nota di merito all’interfaccia del magazine che è minimale e molto leggibile, con una barra di navigazione laterale non invasiva che consente di accedere agli articoli, che compaiono a tutto schermo, con un piacevole effetto in dissolvenza.

Il magazine fa parte di un progetto più ampio lanciato da Google chiamato “Think with Google” che oltre al citato magazine è costituito da ulteriori due sezioni, una caratterizzata da video interviste con leader di settore in vari ambiti di mercato (think voices) e l’altra dedicata a studi e ricerche sui trend dei media digitali (think insights). Assolutamente da non perdere.

L’Alba del Pianeta delle Scimmie, un’esperienza visiva senza precedenti

Thursday, July 21st, 2011

Aggiornamento: il 7 e 8 agosto sono stato invitato a vedere in anteprima il film a Londra e ho avuto il piacere di conoscere Rupert Wyatt, il regista del film, Andy Serkis, l’attore che interpreta Cesare, e il supervisore degli effetti speciali Dan Lemmon.
In questo post vi racconto come è andata:
L’Alba del Pianeta delle Scimmie: un successo al botteghino e sui social network

Questa settimana ho avuto il piacere di ricevere un invito esclusivo dalla 20th Century Fox per visionare, in anteprima assoluta in Italia, circa 20 minuti del nuovo kolossal della Fox “L’Alba del Pianeta delle Scimmie” e assistere alle interviste del regista Rupert Wyatt e di John Letteri, senior visual effects supervisor del film.

Il film è una specie di prequel dell’originale del 1968 di Franklin Schaffner che però niente ha a che fare con tutto quello che è stato raccontato nei vari film che, al ’68 fino al più recente del 2001 girato da Tim Burton, hanno sfruttato il franchising della serie, sia a livello di sceneggiatura che a livello di qualità degli effetti speciali.

La storia, che potete trovare nei vari siti specializzati di cinema, è un’esperienza visiva senza precedenti, che segna un nuovo livello di eccellenza nella realizzazione degli effetti speciali tramite computer graphic mai raggiunto prima.

Nel corso della realizzazione del film, la WETA, la società neozelandese che ha curato gli effetti speciali di svariati kolossal tra cui Avatar, Il Signore degli Anelli, King Kong, X-Men First Class e District 9 ha implementato una nuova tecnologia CGI (computer-generated imagery) in grado di catturare i movimenti degli attori che interpretavano le scimmie direttamente nell’ambiente in cui veniva girata l’azione, senza bisogno di utilizzare, come ad esempio accadeva in Avatar, i set di posa (stanzoni vuoti che necessitano di ricostruire del tutto, via computer graphic, le location delle ambientazioni).

Nei 20 minuti del film che ho avuto il piacere di visionare con un ristrettissimo pubblico di una decina di persone, il livello degli effetti speciali è stupefacente. Il volto e le espressioni di “Cesare” lo scimpanzé che nel corso del film guiderà la rivolta contro gli umani — interpretato dall’attore Andy Serkis, lo stesso che ha recitato nei panni di Gollum nella trilogia de Il Signore degli anelli — sono di una naturalezza e di un’umanità che fanno impressione e lasciano sbalorditi. Roba da far impallidire i Na’vi di James Cameron che, in confronto alle scimmie di Wyatt, sembrano dei pupazzi di un cartone animato stile Toy Story.

Il film uscirà negli Stati Uniti il 5 agosto mentre qui in Italia il lancio è previsto per il 23 settembre. Vi consiglio assolutamente di andarlo a vedere. Questo è il trailer in italiano. Buona visione.

Facebook aggiunge le foto e i video ai commenti

Thursday, July 21st, 2011

Dopo le video chiamate rese disponibili agli utenti agli inizi di luglio, Facebook continua ad aggiungere nuove funzionalità alla propria piattaforma e questa volta lo fa migliorando le modalità di gestione delle conversazioni all’interno del social network.

La creatura di Zuckerberg ha infatti appena reso pubblica una nuova funzionalità che consente agli utenti di incorporare video, foto e anteprime dei siti web all’interno dei commenti con l’obiettivo di rendere più partecipative le conversazioni tra gli utenti, arricchendole quindi di elementi multimediali oltre al semplice testo come è stato fino ad oggi.

Il sistema funziona allo stesso modo degli aggiornamenti di stato. Basta inserire l’URL che si vuole citare nel commento e verrà mostrata un’anteprima, sia essa della foto, del video o del sito web, all’interno del commento. L’anteprima può anche essere rimossa dall’utente qualora si voglia pubblicare solo ed esclusivamente il link con il testo.

Stando ai rumors che circolano in rete, Facebook ha in programma di rilasciare ulteriori nuove funzionalità nelle prossime settimane e c’è chi azzarda nel dire che, entro la fine dell’anno, potrebbe essere pubblicata una nuova versione del sito con un restyling significativo delle pagine volta a migliorare l’user experience degli utenti.

Con oltre 750 milioni di utenti, ed un valore stimato di 70 miliardi di dollari, Facebook è il primo social network a livello mondiale e domina ormai da diversi anni il mercato. Ma l’avvento di Google+, che ad oggi vanta 18 milioni di utenti e sta riscuotendo un successo sempre crescente, forse qualcosa, nei corridoi di Palo Alto, ha smosso.

Google chiude Google Labs

Wednesday, July 20th, 2011

Con un post sul proprio blog ufficiale, Google ha appena annunciato la chiusura definitiva di Google Labs che per anni è stato una sorta di incubatore utilizzato dal gigante di Mountain View per testare nuove idee di prodotti e funzionalità per i servizi offerti.

Secondo quanto riportato dal comunicato, la decisione appare un chiaro cambio di strategia rispetto al passato, attraverso il quale Google punta a focalizzarsi esclusivamente su specifici progetti di business piuttosto che lanciare pubblici esperimenti come fatto fino ad oggi attraverso Labs.

Molti prodotti promossi da Google Labs che al momento sono applicazioni per Android continueranno comunque ad essere disponibili sull’Android market mentre per tutti gli altri sarà in pratica l’inizio della fine.

Con l’arrivo di Larry Page nella poltrona di CEO di Google, la decisione di sospendere Labs non stupisce e rientra in un cambio di visione generale che ha già dato i suoi frutti con il successo riscosso dal neonato Google+.

La scelta è giustificata soprattutto dal fatto che l’azienda non vuole più permettersi imbarazzanti flop come accaduto nel passato con prodotti lanciati prematuramente attraverso Google Labs e che si sono dimostrati un fallimento come Answers, Orkut, Lively e l’allora attesissimo e chiacchieratissimo Google Wave.

In alcuni casi il danno d’immagine per Mountin View è stato imbarazzante. Google da tempo non è più una startup per “esperimenti” da campus universitario. È una solida realtà di business che non può permettersi errori grossolani e passi falsi.

I nuovi prodotti che verranno non saranno più dei test per il pubblico. Saranno dei prodotti finiti, pronti per il mercato, in alcuni casi eventualmente migliorabili, ma senza dubbio prodotti su cui l’azienda punterà tutto fin dal loro lancio.

Weibo il microblogging cinese che sfida Twitter

Tuesday, July 19th, 2011

La vera sfida a Twitter arriva dalla Cina e si chiama Weibo che in lingua cinese significa semplicemente “microblogging”. Lanciato da Sina Corporation nell’Agosto del 2009, Weibo è uno dei siti più popolari del Paese e ha raggiunto, in appena due anni di attività, la ragguardevole cifra di 145 milioni di utenti contro i 200 milioni del concorrente occidentale, Twitter, lanciato nel luglio del 2006.

Come Baidu, leader nel mercato asiatico dei motori di ricerca, Weibo è la risposta cinese a Twitter anche se la piattaforma incorpora al suo interno numerose altre funzionalità che lo rendono più simile ad un ibrido tra i più famosi social network occidentali tra cui, oltre Twitter, Facebook e Foursquare.
Weibo permette ai propri utenti di postare aggiornamenti di stato, foto, video, e aggiornare la propria posizione con un sistema di check-in simile a quello presente nelle più diffuse applicazioni di geolocalizzazione ed è utilizzato anche da aziende e star dello spettacolo e dello sport che hanno contribuito in maniera significativa ad aumentarne la popolarità e la diffusione nel Paese.

Il tasso di crescita di Weibo si attesta intorno al 200% nei primi sei mesi dell’anno e mostra un trend positivo che potrebbe far raggiungere alla popolare piattaforma di microblogging cinese i 190 milioni di utenti entro la fine dell’anno.

Nonostante la Cina abbia un tasso di penetrazione di Internet piuttosto basso, pari al 35,7% della popolazione (ovvero circa 477 milioni di utenti su oltre 1.3 miliardi di abitanti) i numeri di Weibo lasciano comunque sorpresi e mostrano quanto sia alto l’interesse, in un mercato emergente come quello cinese, nei confronti dei social network e, più in particolare, per tale servizio il cui valore è stimato intorno ai 2-3 miliardi di dollari.

Cisco System taglia 11.500 dipendenti con un imponente piano di riassetto societario

Monday, July 18th, 2011

Dopo una serie di rumors circolati in rete nelle scorse settimane, Cisco System ha oggi ufficializzato, con un comunicato sul proprio sito web, un taglio della propria forza lavoro di circa 11.5000 dipendenti nell’ambito di un imponente piano di riassetto societario che prevede una semplificazione dell’attuale organizzazione e la riduzione delle spese operative di un miliardo di dollari su base annua.

Stando a quanto riportato sul comunicato, Cisco ridurrà la propria forza lavoro a livello globale, in prevalenza USA e Canada, di circa 6.500 dipdendenti, di cui circa 2.100 partecipano volontariamente ad un programma di pensionamento anticipato promosso dalla società.

Altri 5.000 dipendenti saranno ceduti a Foxconn Technology in seguito all’accordo di vendita dell’impianto di produzione di Juarez in Messico di proprietà di Cisco. Il comunicato specifica che non sono previsti tagli ulteriori da parte di Foxconn sui 5.000 dipendenti che saranno assunti dalla società a partire dal primo trimestre del 2010.

Tutti i dipendenti coinvolti nel piano di riassetto societario, quasi il 15% sui circa 73.000 su scala globale, saranno informati a partire dalla prima settimana di agosto.

Già ad Aprile la società aveva annunciato lo stop alla produzione della camcoder Flip Video (acquisita nel 2009), a causa della concorrrenza delle videocamere HD presenti nei più diffusi smartphone, in un primo tentativo di rifocalizzare la propria attività principalmente nell’ambito del proprio core business.

Fondata nel 1984 da Len Bosack e Sandy Lerner, Cisco è uno dei maggiori produttori di sistemi di rete e telecomunicazioni al mondo. Il calo degli utili nel primo semestre del 2011, dopo un leggero miglioramento nel 2010 rispetto al 2009, ha contribuito in maniera decisiva all’attivazione del piano di riassetto.