Archive for August, 2011

Facebook Music Platform in arrivo il 22 settembre

Wednesday, August 31st, 2011

Facebook ha in programma di lanciare una nuova piattaforma musicale integrata col social network entro la fine di settembre. La presentazione della nuova funzionalità dovrebbe avvenire nel corso della f8 Conference, la conferenza annuale dedicata agli sviluppatori, in programma a San Francisco per il 22 settembre, durante la quale dovrebbe essere presentata anche l’applicazione ufficiale Facebook per iPad.

Stando a quando riportato da una non meglio specificata fonte alla CNBC, la notizia dovrebbe essere quasi certa. Quello che non è ancora ben chiaro è come la nuova piattaforma musicale funzionerà e come sarà integrata all’interno del social network.

L’intenzione di Zuckerberg non sarebbe, al momento, quella di trasformare Facebook in un negozio musicale online per competere direttamente con l’iTunes Store di Apple ma, almeno in questa prima fase, di fornire un’integrazione con i principali servizi musicali come Pandora, Spotify ed altri per favorire la condivisione della musica sulle pagine dei profili del social network.

Tuttavia, poiché il mercato della musica on-line fa gola al social network di Palo Alto, c’è d’aspettarsi che, prima o poi, Facebook faccia il grande passo lanciando un proprio marketplace musicale, forte anche di una base di 750 milioni di utenti attivi dichiarati tra cui non sarebbe difficile pescare una percentuale significativa di potenziali clienti.

Non resta che aspettare fine settembre per scoprire il nuovo servizio.

Google lancia Gmail Offline e annuncia Docs Offline

Wednesday, August 31st, 2011

Google ha appena pubblicato sul Chrome Web Store la nuova applicazione Gmail Offline che consente di utilizzare il servizio di posta di Mountain View anche quando l’utente non è connesso ad internet.

L’app, che sfrutta le potenzialità del “localStorage” dell’HTML 5, permette di archiviare la posta ricevuta (ovviamente quella già scaricata), cercare ed organizzare i messaggi e le conversazioni, leggere e rispondere alle varie email anche in totale assenza di connessione.

A differenza di quanto accadeva fino ad oggi, dove era necessario essere connessi ad internet per caricare l’interfaccia di Gmail, Gmail Offline funziona come un classico client di posta elettronica, come Outlook o Apple Mail, ed è quindi sempre disponibile sia quando si è online che offline.

Google ha poi annunciato che, a breve, anche altre popolari applicazioni di Mountain View, come Calendar e Google Docs, saranno disponibili per l’utilizzo off-line con le stesse modalità già disponibili per Gmail Offline. In pratica sarà possibile elaborare testi, organizzare il calendario, riempire fogli di calcolo e realizzare presentazioni, stando comodamente “sconnessi” dalla rete per poi sincronizzare il tutto con il proprio account remoto non appena la connessione sarà di nuovo disponibile.

Questa scelta rientra nella strategia di Google di rendere le proprie applicazioni maggiormente diffuse e utilizzabili dagli utenti in qualsiasi condizione e non più solo strettamente legate alla disponibilità di una connessione ad Internet.

La sfida di Google a Microsoft e al suo Office 365, la versione cloud della suite di strumenti Office, si fa sempre più agguerrita e chissà se sarà proprio Mountain View a riuscire a scalfire il predominio che Microsoft, da più di un ventennio, detiene incontrastata nel mercato degli strumenti dell’office automation.

Social network e numero di utenti: quei conti che non tornano

Tuesday, August 30th, 2011

La regola è semplice ed è una sola: raggiungere il maggior numero possibile di utenti per aumentare l’attrattività sul mercato, verso gli investitori e per incrementare così il proprio valore economico. E’ questo il principio basilare che ogni social network deve seguire per poter sopravvivere.

I 750 milioni di utenti di Facebook equivalgono a 65 miliardi di dollari di corrispettivo valore. Se fossero la metà, quel valore sarebbe più che dimezzato. Ma quanto, dietro ai numeri dichiarati dai vari player del settore, corrisponde alla realtà dei fatti?

Nei primi mesi di quest’anno Twitter dichiarò di aver superato i 175 milioni di utenti registrati. Il fatto però che non si facesse alcuna menzione a quanti fossero gli utenti attivi suggerì a qualcuno di scavare in profondità dietro a quei numeri. Business Insider pubblicò i risultati della ricerca a marzo. Quello che venne fuori fu sorprendente e imbarazzante.

Degli oltre 175 milioni di account dichiarati da Twitter, 56 milioni non seguivano nessun account e oltre 90 milioni avevano zero followers. Alla fine dei conti, gli utenti attivi risultavano essere intorno a 1,5 milioni contro i 175 milioni di account registrati.

Il dubbio che questa differenza sostanziale ricorra diffusamente tra i vari social network è più che lecito.

Prendete Foursquare. Al di là della sua attuale popolarità mediatica e dei dieci milioni di utenti registrati, fatte le dovute proporzioni con Twitter, gli utenti attivi della piattaforma di geo-localizzazione si ridurrebbero a non più di qualche centinaia di migliaia. Stessi numeri per Google+ che ha da poco superato i 10 milioni di utenti.

Concedetemi un puro esercizio di stile. Supponendo la validità del principio di Pareto ai social network, allora si può azzardare in modo ottimistico l’ipotesi generale che il 20% degli utenti genera l’80% del loro traffico complessivo.

In altri termini, se questo è vero, dei 750 milioni di utenti dichiarati da Facebook, sono circa 37,5 milioni quelli che generano contenuti con una certa regolarità. Questo non significa che 37 milioni di utenti siano pochi. Ma banalmente 37 milioni di utenti non sono come 750 milioni.

Questo dovrebbe servire e far riflettere. Prima che qualcuno si accorga che forse ci siamo sbagliati. Che abbiamo sovrastimato il valore di questi giganti della rete. Che 65 miliardi di dollari sono una follia. Che l’economia dei bit basata sugli utenti è solo un castello di carte. Prima che tutto crolli e soprattutto prima che una nuova bolla, che oggi nessuno vuol vedere, ci riporti indietro di dieci anni.

Facebook per iPad potrebbe arrivare il 22 settembre

Monday, August 29th, 2011

A più di un anno e mezzo dal lancio dell’iPad, Facebook sembra finalmente aver deciso di sbarcare sul tablet della Apple con una propria applicazione ufficiale che potrebbe essere presentata nel corso della f8 Developer Conference, la conferenza annuale dedicata agli sviluppatori, fissata per il 22 settembre.

Secondo, infatti, quanto riportato sulle pagine del developer blog di Facebook, il programma della conference prevede la presentazione di nuovi, non meglio specificati, prodotti: “We have some exciting product announcements that enable a new class of social apps”. Uno di questi potrebbe essere proprio la tanto attesa applicazione per iPad.

Attualmente gli utenti del social network possono accedere con l’iPad ai propri profili o tramite la versione web del sito, utilizzando il browser Safari, o tramite applicazioni sviluppate da terze parti come MyPad+. Un’altro modo è quello di utilizzare l’applicazione di Facebook per iPhone che però, essendo progettata per un’altra device, non riesce a sfruttare a pieno le potenzialità offerte dall’iPad.

Le ragioni da parte di Facebook nel non voler fornire fin da subito un’applicazione per iPad non sono mai state del tutto chiare anche se Mark Zuckerberg, interrogato su questa scelta ad aprile dello scorso anno, aveva liquidato la questione sostenendo che l’iPad “non è una device mobile” e che quindi gli utenti, per accedere ai loro profili, possono utilizzare il browser fornito nel tablet piuttosto che un’applicazione specifica come nel caso degli smartphones.

Quella di Zuckerberg è parsa una posizione bizzarra e debole da sostenere per un gigante della rete come Facebook. Evidentemente però, a distanza di tempo, la larghissima diffusione dell’iPad e le possibilità offerte dall’interfaccia touch hanno fatto cambiare idea al fondatore di Facebook. Resta solo da aspettare il 22 settembre per vedere se sarà vero.

Facebook sfida Google nella ricerca online

Sunday, August 28th, 2011

Facebook potrebbe entrare nel mercato dei motori di ricerca già a partire dagli inizi dell’anno prossimo. I rumors sull’intenzione di compiere il grande salto da parte del social network di Zuckerberg circolano ormai da diverso tempo e un articolo pubblicato ieri su TechCrunch sembra fissare la previsione per il lancio delle nuove funzionalità non più tardi dei primi mesi del 2012.

L’obiettivo di Facebook è quello di aggiungere alle proprie funzioni sociali anche quelle della ricerca sul web, con lo scopo di diventare il principale hub di informazioni per tutti gli utenti che hanno un profilo attivo sul popolare social network, erodendo così sensibili quote di mercato a Google nella pubblicità online, la cui crescita non sembra conoscere rallentamenti.

Secondo i dati riportati da eMarketer, infatti, durante gli otti mesi del 2011 i ricavi della ricerca di Google hanno raggiunto gli $8.83 miliardi di dollari solo negli Stati Uniti e si prevede si attesteranno intorno ai $10,2 miliardi di dollari entro la fine dell’anno, con un ulteriore incremento del 15,7% rispetto alle stime attuali.

Sono cifre considerevoli che fanno gola anche a Facebook che, dopo il lancio di Google+, ha preso come una seria minaccia l’invasione di campo da parte di Google nel mercato dei social network, e sa bene che la sua sopravvivenza nel tempo è legata a quanto saprà innovare rispetto al principale avversario di Mountain View.

Non è ancora chiaro come le nuove funzioni di ricerca saranno implementate ed incorporate all’interno dei profili ma la cosa certa è che ormai la guerra tra i due giganti del web si combatte, sempre di più, sullo stesso campo.

Perché Steve Jobs ha scelto il momento migliore per lasciare Apple

Thursday, August 25th, 2011

Steve Jobs non è più CEO di Apple. Ha passato ieri la guida di Apple a Time Cook, Chief Operating Officier, con una breve lettera inviata al board di Apple dopo la chiusura dei mercati per evitare un tonfo del titolo in borsa. La flessione c’è comunque stata. Una perdita del -5% che è comunque accettabile in questo momento delicato di transizione per la società di Cupertino.

Le dimissioni di Jobs da CEO arrivano in un momento di relativa calma per Apple, dopo il lancio avvenuto nei mesi scorsi dei nuovi MacBook Pro, del nuovo MacBook Air e del sistema operativo Lion. La scelta di consegnarle a fine agosto è strategica ed ha a che fare con la presentazione dei nuovi iPhone e iPad previsti per settembre o ottobre. Jobs vuole lasciare tempo al mercato e agli analisti del settore di assimilare la notizia in vista dell’imminente lancio dell’iPhone 5 e dell’iPad 3 e iniziare a spostare i riflettori su Cook.

Rimandare le dimissioni a dopo ottobre, durante le vendite dell’iPhone 5 e iPad 3, sarebbe stato rischioso. Il valore di Apple ne avrebbe risentito in modo più significativo di quanto stia accadendo in queste ore e l’effetto sarebbe stato ben peggiore.

Apple, oltre ai prodotti, ha bisogno di una leadership che Jobs, forse, per i problemi che conosciamo, non può più garantire. Apple senza Steve Jobs non è Apple. Ma forse è più corretto dire che Apple senza Steve Jobs non sarebbe stata la Apple che oggi conosciamo.

Cook lavora in Apple dal 1997, da subito dopo il ritorno di Steve a capo della società di Cupertino e ricopriva il ruolo di COO dal 2007. È la persona che ha contribuito significamente al riassesto economico di Apple e ai successi di questi ultimi quindici anni ed è dunque la persona più adeguata per ricoprire il ruolo di CEO. Sostituirsi a Jobs non sarà facile. E non sarà facile competere con l’icona di un uomo che più di Bill Gates e dei fondatori di Google è la più apprezzata e la più ammirata nel panorama tecnologico mondiale.

Prima o poi sarebbe comunque accaduto. Il momento è arrivato. Grazie Steve. Benvenuto Tim.

Perché vi sbagliate sull’iPad

Friday, August 19th, 2011

Dopo il mio recente post sul clamoroso flop dei tablet concorrenti dell’iPad ho ricevuto numerosi commenti, sia su questo blog che sui vari social network, ai quali voglio rispondere con questo video post, rivolgendomi in particolare a coloro che ritengono il tablet di Apple inutile e senza senso sulla base di alcuni presupposti sbagliati nel loro giudizio.

L’iPad non è un “computer portatile” nel senso classico del termine. Continuare a confonderlo per un oggetto del genere e sostenere che non può fare le stesse cose di un laptop, significa non aver capito che il tablet non è nato per sostituirsi totalmente né ai portatili né ai desktop.

L’iPad è anche una piattaforma per giocare che, dal punto di vista della grafica e del parco giochi disponibile, si sostituisce più che egregiamente sia alla Playstation Portable di Sony sia al Nintendo DS. Quindi, anche se qualcuno dovesse acquistarlo solo per giocare, la scelta sarebbe più che lecita, considerando che oltre al gioco, il tablet di Apple mette a disposizioni anche una serie di funzionalità avanzate e un’esperienza d’uso coinvolgente (grazie al touch screen) non paragonabile a quella delle due consolle portatili sopra citate. Allora perché stupirisi se le persone lo utilizzano anche per giocare?

Infine, per chi continua a sostenere che l’iPad è uno strumento inutile, a tal proposito c’è un dato di fatto incontestabile: il tablet di Cupertino è un successo commerciale sorprendente, il che già rende indicativo il fatto che, rispondendo a determinati bisogni propri di una nicchia molto ampia di consumatori, tanto inutile, alla fine, non è.

E al di là di qualsiasi altra speculazione la verità è una sola: l’iPad vende, mentre tutti gli altri tablet no.

HP dice addio al business dei PC

Thursday, August 18th, 2011

Hewlett-Packard, il maggiore produttore di computer al mondo, secondo quanto riportato appena qualche ora fa su Bloomberg.com, starebbe in trattativa per acquisire Autonomy Corp. per una cifra intorno ai 10 miliardi di dollari e intraprendere un imponente piano di riassetto societario che prevederebbe lo spin-of della storica divisione PC del marchio. La notizia è stata appena confermata da HP con un comunicato ufficiale sul proprio sito web.

La scelta sarebbe dovuta ai margini sempre più ristretti derivanti dal business dei PC a causa dell’avanzata degli smartphones e dei tablet che, negli ultimi mesi, hanno eroso una fetta consistente dei ricavi della società.

Con questa mossa HP, secondo le intenzioni del suo CEO, Leo Apotheker, punta ad espandere il proprio business nell’ambito del software e dei cloud services piuttosto che sull’hardware, seguendo l’esempio di quanto già fatto anni fa da IBM con lo spin-off del business dei PC, diventato poi Lenovo, e di quello delle stampanti, diventato Lexmark.

HP ha inoltre oggi dichiarato di voler dismettere la linea di prodotti che supportao WebOS, incluso il tabled TouchPad, le cui vendite sono state estremamente deludenti.

Il clamoroso flop dei tablet concorrenti dell’iPad

Thursday, August 18th, 2011

A distanza di due anni dal lancio del tablet di Apple e a poco più di un mese da quella che si mormora essere la data ufficiale di presentazione del nuovo iPad 3, il mercato dei tablet continua ad essere saldamente dominato dal tablet di Cupertino.

I prodotti concorrenti dell’iPad, lanciati nel mercato negli scorsi mesi da parte dei vari competitors di Apple, si sono rivelati dei fallimenti e, in alcuni casi, hanno messo in serio imbarazzo i produttori per le loro performance negative di vendita.

A tal proposito, la notizia che sta facendo più clamore riguarda il flop del TouchPad dell’HP che, lanciato con un gran clamore a luglio di quest’anno, sembra non aver riscosso minimamente il successo sperato e sulle cui sorti si agitano già sinistre previsioni.

Secondo quanto riportato da varie fonti, infatti, Best Buy, uno dei maggiori retailer di prodotti di elettronica di consumo degli Stati Uniti, avrebbe venduto circa il 10% delle 270.000 unità ordinate da HP, ovvero qualcosa come 25.000 unità. Il numero complessivo di device vendute andrebbe però corretto in maniera peggiorativa se si contano anche i pezzi riconsegnati indietro dagli utenti non soddisfatti.

Best Buy avrebbe addirittura chiesto ad HP di riprendersi indietro i tablet invenduti, visto che occupano spazio nei negozi e nei magazzini e costituiscono un costo non indifferente dal punto di vista di gestione delle scorte. HP sta portando avanti una trattativa per evitare la resa ma da Best Buy trapela un certo scetticismo circa la possibilità di vendere ulteriori device anche ritoccando il prezzo del tablet che al momento è di 399 dollari per la versione con 16GB di capacità e 499 dollari per quella con 32 GB. Un primo ribasso sul prezzo di listino era già stato infatti adottato nelle scorse settimane, riducendo il prezzo di 100 dollari sul prezzo di lancio del TouchPad.

Le difficoltà nella vendita del tablet HP non sarebbero state riscontrate solo da Best Buy, ma, in via più generale, da tutti i maggiori rivenditori di prodotti di elettronica del paese. Questa tendenza negativa non vale solo per il TouchPad HP ma anche per tutti gli altri tablet concorrenti dell’iPad le cui vendite, fatta eccezione per un piccolo spiraglio per il Samsung Galaxy Pad, sembrerebbero non decollare.

Il motivo del flop di tali prodotti è chiaro e abbastanza evidente: mancanza di innovazione, prezzi troppo alti e scarsa qualità realizzativa da parte dei produttori. Apple si conferma quindi il grande dominatore del mercato dei tablet e, se lo scenario dei competitors resterà immutato, con il lancio dell’iPad 3 lo sarà ancora per lungo tempo.

Google lancia Photovine, l’app per iPhone per il photo sharing

Wednesday, August 17th, 2011

Settimane infuocate per Google che continua a sfornare novità ad un ritmo vertiginoso. Oggi la compagnia del popolare motore di ricerca ha aperto al pubblico Photovine, la nuova applicazione per iPhone dedicata al photo-sharing che allarga sempre di più l’orizzonte del business di Google verso i social network.

Photovine permette di pubblicare e condividere le proprie foto all’interno di una sorta di album chiamati “Vines”, con una modalità del tutto simile a quella utilizzata da altre apps già esistenti come il più noto Instagram.

L’applicazione può essere sincronizzata con il proprio profilo su Twitter o quello su Facebook per pubblicare le foto, direttamente da Photovine, anche al loro interno.

Photovine mette poi a disposizione le classiche funzioni disponibili sui più diffusi social network come la possibilità di aggiungere amici al proprio profilo, commentare e votare le foto all’interno dei “Vines” con dei Lile così come avvine, ad esempio, per i post su Facebook.

Una nota infine sull’interfaccia che è molto ben curata e rende l’applicazione particolarmente piacevole da usare.

L’introduzione di Photovine rappresenta un passo ulteriore da parte di Google nel tentativo di aggredire con forza il mercato dei social network. Dopo Google+, Mountain View gioca la carta di Photovine per affermarsi all’interno della nicchia “social” del photo-saring che sta conoscendo un perido di grande popolarità e diffusione, soprattutto tra il pubblico di giovanissimi, attratti per lo più dalla semplicità e dall’immediatezza d’uso di applicazioni dedicate allo scopo, come ad esempio Instagram.

L’applicazione è al momento disponibile solo su iPhone, e solo sullo store in inglese, anche se è abbastanza prevedibile un porting sulle device che supportano il sistema operativo Android di casa Google.