Radar
Andrea Giannangelo, fondatore e chairman di Iubenda.

Italian Startup Revolution: Iubenda, Mopapp, musiXmatch

Lo so, non parlerò sempre e solo di startup italiane. Ve l’ho detto fin dall’inizio. Parleremo anche di quello che succede fuori, promesso, ma adesso siamo solo al secondo post e io ho una voglia irrefrenabile di continuare a parlare ancora un po’ di “Italian Startup Revolution”. Mi galvanizza.

E quando parlo di rivoluzione, non lo faccio pensando al termine più fisico di rivoluzione, anzi. Faccio riferimento al mutamento di approccio e al cambio radicale di mentalità, alle idee e alla capacità, alla voglia e alla determinazione dei talenti italiani, che stanno dimostrando, a suon di risultati, e non solo in Italia, che fare startup non vuol dire solo Silicon Valley.

Iubenda, creata da Andrea Giannangelo, Domenico Vele e Carlo Rossi Chauvenet, è un sistema che permette di generare il testo e le informazioni di Privacy Policy da inserire nel proprio sito o nella propria applicazione mobile, e mettersi in regola con la legge, in pochissimi step e senza competenze. La startup ha ricevuto da poco un investimento seed di $100.000 da parte di Digital Investments (fondo amministrato da dPixel, Gianluca Dettori) e dagli angel Andrea Di Camillo e Marco Magnocavallo. A soli tre mesi dal lancio, il servizio è in beta privata, conta 2500 utenti in lista d’attesa e 150 beta tester.

Mopapp, fondata nel 2010 da Alessandro Rizzoli, Marco Bellisano e Federico Sita , è un servizio di monitoraggio delle prestazioni delle app destinate a tablet e smartphone che permette di tracciare, analizzare e rappresentare sottoforma di grafici i download, le vendite, ed i ricavi delle proprie applicazioni sviluppate. Nel 2011 Mopapp vince l’edizione 2011 della competizione europea di Microsoft Bizspark ed è stata la prima startup italiana a vincere il Seedcamp raggiungendo circa 500.000 euro di funding.

musiXmatch, fondata da Massimo Ciociola, Jonny Delli Carri, Giuseppe Costantino, Francesco Delfino e Valerio Paolini, è una applicazione che contiene uno dei più grandi database di testi di canzoni al mondo (oltre 5,4 milioni di brani) e consente di abbinare rapidamente i testi ai singoli brani presenti sullo smartphone. Dopo aver vinto il premio come miglior startup musicale nel 2010 al Techcrunch Europe award, sempre nel 2010 si aggiudica prima 200K dollari da alcuni Angel, poi un primo seed da 500.000 dollari. A maggio del 2011 musiXmatch annuncia la chiusura di un Series A Round con un investimento di 3,7 mln di USD con il fondo della Famiglia Francesco e Carlo Micheli.

Non male. E siamo solo all’inizio.

COMMENTS

  • Tullio

    Volevo farvi i complimenti per la rubrica e un complimento in particolare a Fabio, autore dell’articolo, dopo l’eccellente risultato di Followgram.me che è apparso anche su Mashable. Continuate così.

    • Fabio Lalli

      Grazie Tullio :)

  • Enrico P.

    I numeri fanno davvero impressione considerando che parliamo di startup italiane che in italia a parte per gli “addetti” del settore sono pressoché sconosciute. Questo dimostra che se le idee ci sono e sono buone noi italiani non siamo secondi a nessuno. Quello che manca nel nostro paese è però una cultura di investitori solida come accade nella Silicon Valley, speriamo che le cose col tempo possano cambiare e aiutino le persone con idee originali come queste ad avere più facilmente a fondi e risorse. Intanto un in bocca al lupo a tutti.

  • Jacob74

    Come ho anche avuto modo di evidenziare anche nello scorso post, mi domando quanto queste startup possano però monetizzae nel medio-lungo periodo.
    Per carità, sono felicissimo che esistano realtà del genere in Italia e non lo chiedo polemicamente ma perché mi piacerebbe capire qual è il meccanismo che fa investire in realtà ad esempio come Iubenda o musicXmatc. Quale è il ritorno di investimento in servizi di questo tipo che non vendono direttamente prodotti e che hanno comunque un utenza limitata?

    • Riccardo

      Interessante osservazione ma non devi considerare queste startup come se fossero dei negozi che vendono un certo prodotto. Il loro valore e le cifre investite sono legate alle loro potenzialità e le risorse finanziarie che ricevono sono necessarie per il loro sviluppo al fine di renderle profittevoli nel medio periodo, dipende chiaramente dalla tipologia di startup.
      Per quanto poi riguarda l’utenza limitata chiaramente sono utenze di nicchia, non sono di certo come Facebook o Twitter, ma hanno comunque un’utilità legata a quella fascia di utenti che le trovano utili.

    • Andrea Giannangelo

      Iubenda e Mopapp hanno un business model molto chiaro ed esattamente identico: si sostengono con le subscriptions (tramite un fee periodico). A differenza di Mopapp, noi di iubenda non abbiamo ancora rilasciato dei piani a pagamento, e ci stiamo concentrando totalmente sul prodotto e sul suo miglioramento.
      Il tuo punto è comunque giustissimo, tempo al tempo :)

    • Jacob74

      Ho capito che non sono “negozi”, ma alla fine se non hai niente da vendere come riesci a sopravvivere sul mercato?

    • Jacob74

      Grazie Andrea per la precisazione. Come ho detto all’inizio non era polemica la mia osservazione ma solo mossa da una sana curiosità. Mi piacerebbe creare qualcosa ma poi mi scontro sempre con pensieri del tipo “ma qualcuno pagherebbe per questo servizio”? Magari è il caso di tentare! E complimenti a voi per l’ottimo risultato.

    • Fabio Lalli

      Secondo me se si ha un prodotto che genera traction e cresce velocemente si può ipotizzare di partire anche senza modello monetizzabile, per poi applicarlo quando realmente si inquadra la soluzione giusta. Instagram sta facendo cosi a mio avviso. Ho appena pubblicato un post sul mio blog dove parlo del modello di Instagram.

    • Andrea Giannangelo

      Tentare è decisamente la strada migliore. Il primo step è creare qualcosa che le persone vogliano, il secondo step è creare qualcosa per cui le persone siano disposte a pagare.
      Noi abbiamo superato il primo test, e ci stiamo avvicinando alla seconda parte :)

    • Andrea Giannangelo

      Anche Fabio ha ragione, dipende molto dalla tipologia di prodotto e dalla visione strategica.
      È anche vero che bisogna stare attenti a non diventare come WordPress, con una footprint enorme ed un fatturato veramente basso.

    • Jacob74

      Fabio, qual’è il link al tuo post?

    • Fabio Lalli

      E’ l’ultimo post sul mio blog personale http://fabiolalli.com (quello su Instagram).

  • Giovanni Cappellotto

    Cito Grow the Planet (http://growtheplanet.com) finalista al TechCrunch Disrupt 2011 tenuto la settimana scorsa in California.

    • Fabio Lalli

      Scrivimi qualcosa di più via email. Nome e Cognome @ gmail.com ;)

  • Luigi Marocchi

    Se posso darvi un consiglio, gradirei molto che vi focalizzaste ancora di più sul mondo delle startup in italia parlando un po’ di tutto, investitori, come contattarli, chi sono ecc… perché credetemi, è molto difficile trovare punti di riferimento sulla materia qui nel nostro paese.
    Una sezione dedicata nello specifico a tutto ciò sarebbe davvero un plus di notevole valore. Complimenti ad Antonio per l’ottimo lavoro con Woork Up. Hai tutta la mia stima.

    • Fabio Lalli

      Ciao Luigi. Ci stiamo lavorando. Siamo partiti con dei post più soft e con l’intenzione di far capire che realtà interessanti e che si stanno movendo ci sono. Arriveranno anche quel tipo di contenuti (vedi il mio messaggio nel primo post). Grazie per il consiglio.

  • Claudio G.

    @Fabio un po’ come ha fatto Twitter… che nonostante però il successo monetizza pochissimo rispetto al proprio valore di mercato. Leggevo da qualche parte che ormai il moedello di business che va su internet è enorme bacino di utenza e pochi ricavi. Mi domando però quanto sia sotenbilie.

    • Fabio Lalli

      Ciao Claudio. Eh, sul discorso “valore di mercato” ci vorrebbe un thread a parte… secondo me è li il problema. Non su quanto stia monetizzando…

    • Claudio G.

      Hai ragione…… per me quanto leggo che Facebook ha raggiunto i 75 miliardi di dollari mi viene un po’ da ridere.

  • Giuseppe Bonanni

    Tutti i miei più vivi complimenti a questi ragazzi che si distinguono tra la massa e rendono alto l’onore dell’Italia. Bella anche l’iniziativa di parlarne e dedicargli spazio su questo blog che si è guadagnato un lettore in più.

    • Fabio Lalli

      Grazie Giuseppe! Aspettiamo tuoi feedback e commenti ;)