Ho incontrato per la prima volta Fabio Lalli circa un anno fa. Eravamo ad un incontro organizzato da Telecom Italia. Ospiti: Naveen Selvadurai, co-fondatore di Foursquare, e Dina Kaplan, co-fondatrice di blip.tv.
A moderare la sessione c’erano self-proclaimed guru della prima ora dell’internet italiano e qualche giornalista televisivo più adatto alle tribune politiche che non ad una riflessione seria e sensata su internet e la tecnologia. In tutto circa un centinaio di persone tra il pubblico per una serata tutto sommato anonima e prima di spunti interessanti.
In quell’occasione Fabio mi parlò di un suo progetto che era quello di creare un grande network italiano, un vero e proprio movimento che nasceva dal basso, capace di racchiudere al suo interno tutte le diverse anime che ruotano intorno ad Internet, tra startupper, blogger, web celebrity, programmatori, investitori e semplici curiosi.
Il meccanismo era semplice, basato sul modello delle serate-aperitivo. Niente presentazioni, niente cattedre o professori. Niente rapporti verticali tra organizzatori ed invitati. Una free-zone dove stabilire direttamente nuove relazioni e conoscenze in modo orizzontale tra tutti i partecipanti.
L’idea ha funzionato. A distanza di un anno gli Indigeni Digitali sono più di tremila persone in tutta Italia che si danno appuntamento regolarmente a Roma, Milano, Napoli e in altre città italiane. È un network in continua crescita che conta centinaia di persone ad ogni incontro, che ha contribuito a creare collaborazioni e a instaurare amicizie reali al di fuori della rete.
Chiunque voglia iscriversi può farlo gratuitamente attraverso il gruppo su Facebook o il sito web ufficiale.
Prossima tappa Milano, 15 novembre. Ci vediamo lì.