- La Polemica
L’informazione italiana: quando la libertà e gli alti ideali possono aspettare
È una riflessione spicciola sul modo di fare informazione questa. Su quel genere di notizie morbose, tanto gustose per i media, che ci ammorbano per settimane e i cui strascichi ce li tiriamo dietro per mesi se non anni. Forse superficiale, di sicuro polemica, a modo mio feroce.
Prendete, tanto per fare un esempio, la tragedia del Concordia. Lasciate perdere tutto quello che avete sentito fino a un paio di giorni fa. Azzerate. Ricominciate da capo. Prendete il Tg5 che, tra un’interruzione e un’altra del pacioso Gerry Scotti, annuncia un video shock esclusivo di quello che è accaduto nella plancia di comando nei momenti immediatamente successivi all’impatto della nave con lo scoglio.
Aspettate qualche minuto. Per chi di voi se lo fosse perso in televisione, perché era fuori in giro col cane, aprite il Corriere e la Repubblica (tanto per citare due tra i maggiori canali d’informazione on-line italiani) che riprendono la notizia e titolano a tutto schermo “Concordia: video shock dell’incidente…”.
Che uno quasi si aspetta, con tutto il rispetto per le vittime e per chi ha vissuto quei momenti per niente divertenti, sangue e corpi che galleggiano nei ponti della nave semi affondata. Poco importa se dopo averlo visto rimarrete delusi e alla fine vi chiederete cosa ci sia di tanto shoccante. E “vabbuò” direbbe Schettino.
Prendete il giorno dopo il solito Tg5. Schiaffate davanti alla telecamera un impassibile e fotogenico Alberto Bilà che si compiace di come il filmato “esclusivo” del Tg5 abbia avuto una risonanza a livello globale. Non contento preannuncia altri gustosi cinque minuti inediti di quel video. Poi una pausa seguita da un’osservazione di responsabilità da parte del conduttore: “prima però è opportuno dare spazio alla situazione meteo e alla neve che ha flagellato l’Italia in queste ore”.
Che voi dite, mi pare giusto. Bisogna pure trovarlo un modo per tenere la gente incollata sullo stesso canale fino alla fine della trasmissione.
E continuate, finché vi viene la nausea. Prendete poi, se non vi basta quanto sopra, l’accanimento verso una graziosa bionda venticinquenne che ha avuto la sfortuna di ritrovarsi nei pressi del ponte di comando della nave. Confezionateci sopra (come hanno fatto tutti i media) una storia torbida di amore clandestino col comandante, presunta o vera che sia, e già che ci siete instillate il dubbio che qualche responsabilità ce l’abbia pure lei.
Neanche fosse sua la colpa di tutto questo casino. Neanche l’avessero immortalata inginocchiata davanti a Schettino mentre quello sciagurato capitano compiva, per compiacerla, quella folle manovra.
Poi prendete l’Iran. Da tre giorni a 35 milioni di persone è stato bloccato l’accesso ad internet. I service provider del paese consentono l’accesso quasi esclusivamente ai siti localizzati nella Repubblica Islamica.
Niente Gmail, Google, Yahoo!, Facebook, Twitter, niente di niente. Se ci provi ti compare questo messaggio: “According to computer crime regulations, access to this website is denied”. Se usi un software per aggirare il blocco rischi che qualche ufficiale del cyber corpo di polizia del paese ti venga a fare una visita a casa. Funziona che prima ti sbattono dentro, poi ti chiedono spiegazioni. E raramente ti stanno a sentire.
Di questo atto di repressione alla libertà di milioni di persone ne hanno parlato solo alcune maggiori testate internazionali come il Financial Times, New York Times, Washington Post, solo per citarne alcune. In Italia è passata quasi del tutto sotto silenzio. Vergogna.
Me la prendo con tutti, soprattutto con quei giornali che fino a qualche mese fa parlavano di bavagli e attentato alla libertà di espressione. Dove siete adesso? Perché neanche una parola su questa “libertà” offesa di un’intero popolo che in altre occasioni vi è tanto piaciuto sbandierare? Non mi tirate fuori la questione politica per piacere. Se sbandierate un ideale, dovete farvene carico sempre. Non quando vi fa comodo.
C’è una storia irripetibile di una carcassa di una nave davanti ad un’isola, una bionda e un capitano malandrino. Al diavolo la libertà e gli alti ideali ovunque essi siano. Diamo alla gente un po’ di gossip. Tutto il resto può aspettare.

Bravo Antò a sollevare queste riflessioni. Fa riflettere e pensare. In fondo è così che funziona in questa Italietta. Tutti a parlare di ideali ma poi quello che conta è sempre il gossip.
Basti pensare che la prima notizia che danno quasi tutti i Tg, da due settimane a questa parte, è la NEVE!!! Economia, Siria, Iran…? No! Si parla del gossip delle primarie Usa!
Purtroppo è una tendenza tipica della stampa e della televisione (anche se devo dire non solo quella nostrana). Tuttavia come dice Giuseppe qui sopra è un articolo che solleva lecitamente dubbi e riflessioni. Con la storia della Concordia ci camperanno per un altro anno così come per tutte quelle storie di cronaca nera successe nella storia recente. Sono d’accordo sulla stoccata finale ai giornali che fino alla fine del precedente governo si sono fatti portavoce di quelle esigenze di libertà e ora si dedicano forse un po’ troppo a questo genere di gossip. A me Berlusconi non è mai piaciuto, ma devo dire, astraendomi dal giudizio politico e con un minimo di onestà intellettuale, hai perfettamente ragione.
Antonio, articolo un po’ retorico (anche se ovviamente condivido il fastidio della situazione descritta). Non ti ci vedo a chiederti _davvero_ “perché?” o gridare “vergogna”, perché si sa benissimo come funziona e soprattutto nessuno ti obbliga (oggi) a seguire quei canali così “scandalosamente” commerciali (perché di questo si tratta, di banale commercializzazione dell’informazione). E’ chiaro che questi mezzi non hanno più NESSUNA responsabilità sull’informazione, perché sono i primi a soffrire della “concorrenza” con il web – che invece ti dà l’informazione che cerchi. E loro combattono la loro guerra con le loro armi non convenzionali. E fanno bene.
meglio un po’ di retorica che un ostinato silenzio.
Però prova a fornire anche una soluzione, visto che le idee e la platea ce l’hai.
più che parlarne che posso fare?
io vorrei capire se questi disgraziati “fornitori di informazioni” hanno ormai qualche altro tipo di business model se non quello di generare spazzatura per tenere la gente incollata allo schermo per guardare la pubblicità. Altrimenti, se tale sistema non esiste, è inutile dargli contro. Si spera (per il bene dell’universo) che prima o poi cambino mestiere :)
uber alles. concordo in modo totale.
È come sparare sulla croce rossa
Grande articolo, scritto come piace a me e molto interessante. Riflettete ragazzi, riflettete…
Antonio, lo stesso succede anche qui in Brasile. La Tv e la stampa in generale fanno vedere solo quello che possibilmente gli porta “audience”.
Cmq, hai ragione, la situazione nell´Iran merita più attenzione, io ho cercato la notizia nei siti più visitati in Brasile e nessuno ha dato la notizia, é una vergonga si…
Devo anche sottolineare che il layout di La Repubblica é mostruoso, ti spaventa solo a guardarlo e sembra fatto dagli stagisti (senza offese)
Niente di piu’ vero. L’informazione Italiana spesso e’ davvero raccapricciante!
Anche troppo morbido ! Fra le tante caste indecenti che caratterizzano questo Paese, quella dei giornalisti è disgustosa in modo confrontabile a quella dei politici. Pochissimi sanno scrivere, quasi nessuno osa, tutti ruffiani, tutti senza midollo, una delle poche cose che sanno fare è scrivere sciocchezze contro la tecnologia, temendo di rimetterci il posto di lavoro. D’altronde, come disse un mio vicino di casa giornalista: ‘ dopo l’università non sapevo cosa fare; avevo due alternative, quella di fare il vagabondo o provare a trovare un posto da giornalista. Ho avuto culo e scrivo di cavalli sulla Gazzetta dello Sport’.
Gran bell’articolo caro… un esempio per tanti che si professano giornalisti su queste famose “testate” editoriali italiane. Complimenti.
Soprattutto il TG5 lo comunica come se fosse un cameraman loro ad aver ripreso il tutto. Come se l’avessero lanciato da un elicottero e fosse piombato in plancia.
Non hanno nemmeno detto chi lo ha girato sto benedetto video. E il signor nessuno sarà probabilmente già con le chiappe al sole da qualche parte per i soldi ricevuti.
Non oso immaginare quanto abbiano sborsato…
Bell’articolo, ma (purtroppo) nulla di nuovo sulla povertà dell’informazione “all’italiana”
bravissimo, bell’articolo, è esattamente ciò che penso anch’io da un po’ di tempo a questa parte
E aggiungo una cosa: i telegiornali nazionali come tg1 e compagnia e le testate nazionali ignorano molto spesso argomenti di tecnologia. Per citare un episodio… il tg1 ha ritardato giorni a parlare di megaupload e megavideo. Per non parlare poi di Anonymous: da mesi attaccano tutti i principali siti governativi come fbi e cia e nessuno ne parla su tg e tante volte anche sulla carta stampata. bha.
Caro Antonio, il tuo blog mi piace sempre di più.
Per essere d’accordo, son d’accordo. E chi non lo è. diamine.
Aggiungo però che, temo, l’informazione italiana mostri quello che gli italiani vogliono vedere: grandi fratelli, piccole sorelle, uomini e donne, l’isola dei dementi…. Insomma, se la gente volesse cultura, avrebbe cultura. Non mi sorprende che, invece, al telegiornale parlino di queste fuffe incredibili per mesi.
Io vivo in UK e il problema è presente anche qui, seppur in modo moooolto meno marcato (soprattutto la BBC, che è di una serietà e di un’imparzialità inimmaginabile in Italia).
Di solito non mi trovo d’accordo con i tuoi articoli. Invece stavolta hai ragione. Condivido.