• Duri a morire

MySpace, un milione di nuovi utenti in trenta giorni: declino e rinascita di un social network

Pubblicato il February 13, 2012
Justin Timberlake e Tim Vanderhook

Quando Tom Anderson e Chris DeWolf lanciarono MySpace nel lontano 2003 non pensavano minimamente che quel sito, sviluppato in soli dieci giorni, sarebbe diventato una delle pietre miliari della storia di Internet.

Nè potevano immaginare che appena due anni più tardi la News Corporation, del magnate dell’editoria Ruppert Murdoch, avrebbe sborsato la bellezza di 580 milioni di dollari per acquistare quello che è comunemente riconosciuto come il primo social newtork della storia.

Erano i tempi delle prime pagine dei giornali, dei giorni da superstar e degli autografi sotto i lucenti riflettori del nuovo miracolo economico del web “due punto zero”. Dopo la fragorosa esplosione della bolla speculativa che aveva travolto la dot economy agli inizi del 2000 avevano tutti voglia di ricominciare da capo. Lo zio Ruppert aveva visto lungo. Così lungo che con quei 580 milioni di dollari prese una delle più grosse cantonate della sua vita.

L’euforia per quella creatura di connessioni sociali virtuali, infatti, durò poco. Esattamente fino a quando, all’apice del suo successo planetario, un intraprendente ragazzino lentigginoso, che bazzicava dalle parti di Harvard, decise che era venuto il momento di fare piazza pulita.

Arrivò Facebook e massacrò MySpace nel giro di un paio d’anni. Più gli utenti del primo aumentavano più l’emorragia di utenti dal secondo era inarrestabile.

Raccontano che in quei mesi di agonia lo zio Ruppert non l’avesse presa per niente bene. Mettetevi pure nei suoi panni. Spendere 580 milioni di dollari non è come comprare un motorino al bravo nipotino diligente sulla base dei voti del primo quadrimestre e scoprire poi, a fine anno, che il piccolo Tom è stato bocciato con un quattro fisso in tutte le materie.

D’altronde si chiama rischio d’impresa. Nella vita bisogna stare sempre in campana. Ricordatevelo.

Murdoch all’epoca aveva speso una fortuna. Qualcuno malignamente profetizzò un imminente crollo del suo impero a causa di quella spesa sconsiderata. Il vecchio tentò il tutto e per tutto per salvare il salvabile. I tentativi di cura si rivelarono peggiori della malattia. In pochi mesi si alternarono continui cambi al vertice, soldi polverizzati in potenziamenti e inutili modifiche alla piattaforma ormai priva di qualunque appeal.

My Space collezionò un disastro dietro l’altro. Passò da 1600 a 200 dipendenti nel periodo che va da gennaio 2009 a giugno 2011 e una base di utenti in caduta libera. Venne dato come cerebralmente morto agli inizi del 2010.

Specific Media e Justin Timberlake staccarono la spina il 29 giugno del 2011 rilevandone la proprietà per 35 miseri milioni di dollari. Fu un vero e proprio affarone per la combriccola che si aggiudicò l’offerta. Un po’ meno per lo zio Murdoch che aveva perso una fortuna e qualche anno di tranquillità appresso a quella sciagurata iniziativa. Immaginatevi la sua faccia: “Grazie Tom, ce ne fossero di nipotini come te”.

Col cambio di proprietà MySpace si è riposizionato sul mercato e deposte le armi, dopo gli inutili tentativi di portare avanti una logorante guerra contro l’irraggiungibile Facebook, la piattaforma si è evoluta in una vetrina per le band e gli artisti, concentrandosi prevalentemente sulla pubblicazione e la diffusione di musica online. Con oltre 42 milioni di canzoni nel suo catalogo, MySpace è la più grande collezione di musica gratuita online.

Negli ultimi trenta giorni, secondo quanto annunciato oggi da Specific Media, MySpace ha superato il risultato sorprendente di un milione di nuovi utenti. Sembrano niente rispetto ai numeri di Facebook ma un trend positivo del genere (circa 40.000 uniche nuove iscrizioni al giorno) non si vedeva da tempo. Tanto per rendere l’idea, soltanto un anno fa, nello stesso periodo di riferimento, ne aveva persi dieci milioni.

“MySpace sta costruendo una significativa esperienza sociale attorno ai contenuti di intrattenimento, attraverso la quale i consumatori possono condividere e ascoltare la musica che amano” ha detto Tim Vanderhook, CEO della compagnia.

A quanto pare l’interesse verso MySpace si sta flebilmente riaccendendo anche se da parte di un pubblico di utenti confinato in una nicchia di mercato ben definita e molto ristretta all’ambito musicale. Ma la missione e il suo business sono cambiati rispetto all’origine del social network. Del vecchio MySpace, a parte il nome, non è rimasto più nulla. È ora di ricominciare e, forse, considerando i numeri, non va poi così male.

  • Niccolò P.

    Sei bravissimo, scrivi troppo bene e rendi gli argomenti divertenti e interessanti. Grande!

  • Aldo Pinga

    vero e bello l’articolo, ma cmq fu mike jones a pensare a questo riposizionamento, purtroppo non vi riuscì

  • Sébastien Boutet

    Justin is such a genius on the operation

  • Roberto Franzoni

    Sono d’accordo con Aldo e Niccolò… Woork Up decretato all’unanimità migliore blog tecnologico italiano. YOU WIN!

  • Nerita

    Bello l’articolo. Non sono però convinto che i numeri possano far gridare al miracolo… poi chi vivrà vedrà.

  • AppleSucks

    Un milione di utenti contro gli ottocento milioni di utenti di Facebook, mi apre una bella sfida……..

  • Ortiz82

    Il business è cambiato e forse hanno imboccato la strada giusta e se considerate che in circa sei mesi sono riusciti ad invertire la tendenza della perdita di utenti direi che è un buon segno positivo e un grandissimo primo risultato. Vediamo come si evolverà la piattaforma in futuro anche se è evidente che come dice anche l’articolo non è più un social network nel senso originale del termine.

  • Enrico Pellegrino

    Con MySpace iniziò la mia avventura sui social network, ha stimolato a suo tempo la mia passione per i social network e mi piaceva l’idea di un social “splittato” in due (persone & band): cioè spazi personali ma se facevi due passi trovavi della buona musica e potevi condividerla sul tuo profilo. Era un pò più HTML friendly e quindi potevi smanettare con un pò di codice per rendere la tua pagina più carina. Poi niente più. Facebook con le sue pagine bianche ha vinto. Ma se devo dirla tutta a me piace ancora. Perchè se fosse utilizzato bene sarebbe un bel posto digitale dove condividere interessi e soprattutto buona musica. Su facebook la gente comune lo usa per condividere link spesso imbarazzanti. Con un REALE posizionamento (più vicino a Last.fm) sarebbe ancora un bellissimo “place for friend”. ;-) Complimenti ancora Antonio e scusa per il commento troppo lungo e personale.

  • Helder

    Va ricordato un dettaglio: Murdoch all’epoca aveva venduto lo spazio “cerca” a Google.
    Se non erro google sborsò una cifra notevole, mi pare sui 900 milioni di dollari.
    Proprio proprio malissimo non gli è andata (sì, ok: bisognerebbe vedere il resto dei conti)