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Don’t be evil: Apple contro il New York Times per le accuse di sfruttamento del lavoro in Cina
Di quel “don’t be evil” a Google ne hanno fatto fin dall’inizio un mantra e una missione. “Miglioriamo il mondo senza essere cattivi”, sbandierano da sempre Sergey Brin e Larry Page.
Steve Jobs, invece, la pensava diversamente. Agli inizi del 2010 aveva liquidato quello slogan come una “stronzata”. Il motivo non era solo dovuto al fatto che il compianto Steve ce l’avesse con l’allora CEO di Google, Erich Schmidt (che aveva una scarpa a Mountain View e una nel consiglio di amministrazione di Apple), per l’invasione di campo nel mercato degli smartphone con il lancio del primo Nexus.
Per Jobs il successo richiedeva compromessi. Come a dire che col diavolo qualche affare devi pur farcelo.
Il New York Times fece lo scoop. La storia risale a non molto tempo fa. Riguardava le condizioni di lavoro dei dipendenti dei fornitori d’oltremare del gigante di Cupertino. I suicidi avvenuti nei dormitori della Foxconn erano solo un sintomo di un sistema produttivo incancrenito.
Circolarono report confidenziali. Facevano riferimento a turni massacranti e sfruttamento del lavoro minorile. Alcuni executive di Apple confermarono la storia: “…siamo a conoscenza di questo tipo di abusi che avvengono in alcune fabbriche già da quattro anni a questa parte. La produzione va avanti. Ti domandi perché? Perché questo sistema per noi funziona.”
E il sistema funziona davvero. La produzione nelle aree asiatiche, e in particolare in Cina, dove il costo del lavoro non supera, quando va bene, i $300 dollari al mese a dipendente è un’opportunità di business non indifferente per abbattere i costi di produzione e aumentare il margine dei ricavi. Secondo iSupply, il costo di produzione e assemblaggio del modello più accessoriato di iPad si aggira intorno agli $11 dollari.
Il Times descrisse la compagnia di Jobs come indifferente alle condizioni dei lavoratori presso le fabbriche cinesi. Ci andò giù pesante. Accusò la Apple di essere a conoscenza di minorenni impegnati dai fornitori nell’assemblaggio dei suoi prodotti e nello smaltimento di rifiuti tossici pericolosi senza adeguate protezioni. I documenti che attestavano il contrario erano, secondo il Times, palesemente contraffatti. Apple ha sempre smentito.
È una storia, questa, che ogni tanto torna alle cronache. Che tra il Times e Apple non corra più buon sangue non è una novità. E la polemica, per altri versi, si è riaccesa oggi, quando è saltato fuori che Apple ha snobbato il giornale per la presentazione del nuovo sistema operativo OS X Mountain Lion a causa di questi precedenti. Niente inviti per l’importante testata giornalistica, scavalcata addirittura da blogger indipendenti come John Gruber e Jim Dalrymple. Cook ha riservato al Times lo stesso trattamento che Jobs riservò a Gizmodo quando svelò, alcuni giorni prima del lancio ufficiale, il nuovo iPhone 4.
Mi sforzo di credere che non è come dice il New York Times. Poi però guardo l’iPhone, l’iMac e l’iPad che tengo sulla scrivania e mi viene da pensare.

Pensaci perché è proprio quello che fa Apple. Sfruttare il lavoro nelle fabbriche in Cina e rivendere i suoi prodotti a prezzi incredibilmente più alti rispetto al costo. Questo atteggiamento aggressivo lo sta avendo anche con tutte le azioni legali che sta intentando nel mondo per bloccare i vari concorrenti dell’iPhone e dell’iPad. Riflettete.
Guarda mi sto convincendo a cambiare il MBP con un Ultrabook…
Apple è il male. Di questo ne sono sicuro, per questo è così sexy con i suoi prodotti. C’è però da dire una cosa: di certo non è l’unica. Diciamo pure che è il sistema che funziona così, ci sarebbe da pensare guardando praticamente tutto quello che ci capita a portata d’occhio e non parlo solo di tecnologia.
La storia non è nuova e non credo questo sia solo un problema di Apple ma è diffuso presso tutte quelle società che producono oggetti di elettronica dai computer, alle televisioni, alle lavatrici. Il costo delle produzioni in paesi come la Cina o il Brasile è bassissimo. Il problema delle condizioni di lavoro degli operai nelle fabbriche di questi paesi dovrebbe essere per prima cosa un problema dei paesi stessi. Le compagnie come Apple sfruttano solo questa situazione, certo è che eticamente lascia molto a desiderare.
no kidding! at least google only enables the chinese government to oppress its people, apple keeps them busy once the government burns the peasant farms
E se invece quello alla foxconn sia uno dei posti più ambiti fra i cinesi? Se il tasso di suicidi nelle altre fabbriche sia maggiore? Non fermiamoci solo al pollaio più famoso. La povertà non è una scelta. Apple fa quello che fanno tutti. La differenza sta solo nel fatto che è più potente e ha più nemici. Ma il costo di un iPad non sta solo nella produzione, ma anche nella ricerca. E dato che nella maggior parte delle case c’è almeno un prodotto della mela, probabilmente il loro lavoro lo sanno fare.
Per carità, hai ragione. Perché la stessa situazione, come notava qualcuno qui sopra, c’è per una larga parte di componenti di elettronica che vengono assemblati nell’area asiatica. Ma il discorso è generale e non vale solo per Apple. Dal punti di vista di responsabilità sociale di un’azienda è come sfruttare lo sfruttamento della “povertà” e questi lavoratori che come scelta hanno o quella di crepare dentro una fabbrica lavorando sedici ore al giorno, sette giorni su sette, o di crepare di fame.
Che il problema esista è evidente, ma accanirsi contro Apple (che, mi pare, sia l’unica azienda a cui non si perdona proprio niente) quando abbiamo praticamente 3/4 della produzione tecnologica (e non) che viene dal continente asiatico, mi sembra un po’ ridicolo…
Io vedo il mio iMac, l’iPhone… E poi vedo anche: un hard disk esterno, un telefono cordless, le mie scarpe da ginnastica, il pianoforte elettrico, la lampada… Non c’è scritto Apple su nessuna di queste, ma “Made in China” si, però…
E, siccome non credo che le condizioni dei non-dipendenti-Foxconn siano migliori, mi chiedo: non sarebbe forse meglio discutere e cercare di intervenire sul problema “China” e paesi limitrofi, piuttosto che fissarsi su Cupertino?
IMHO, ovviamente.
Bruno
PS. piccolo refuso ” Jobs, invece, la pesava”.
Burno hai ragione, come ho detto nel commento sopra il discorso non riguarda solo Apple. Questo era lo spunto per parlarne.
I fatti, qualche riflessione: questi è il genere di articolo che mi piace molto. (occhio che hai un “pesava” invece di “pensava”)
thanks!!! :) Correggo…
ho letto quell’articolo e non c è da stupirsi che apple abbia riservato quel trattamento,dato il danno d’immagine derivato da quelle rivelazioni,per un’azienda leader,una bella doccia fredda.
Ah, domanda: ma 11$ è comunque solo il costo del lavoro o anche del materiale?
solo costo del lavoro (inteso come assemblaggio) se guardi il report di iSupply che ho segnalato nell’articolo ti trovi il dettaglio completo.
ma si sà! l’elettronica di consumo viene tutta da quella parte del mondo,non è una novità,perchè stupirsi! solo l’elettronica di livello è fatta in europa con componenti selezionatissimi,ma dai costi improponibili,quindi inapplicabili a pc o telefoni o meglio ancora elettrodomestici….
Bel post come al solito e ti rinnovo la stima per il blog e il modo in cui scrivi. Una perla rara qui in Italia.
tutti sapevano, ma gli apple fan hanno gli occhi foderati di prosciutto… è evidente che antonio lupetti non è un apple fan, ma solo un comune utilizzatore che apprezza i suoi prodotti e li giudica criticamente… onore a te e a questo articolo
Nel Film “I Pirati di Silicon Valley” (1999) viene bene messo in evidenza il rispetto di casa Apple per i dipendenti locali, figuriamoci per quelli delle fabbriche cinesi…….Apple è come altre, una multinazionale senza scrupoli che non sarebbe mai arrivata a certi livelli senza sporcarsi le mani.
Non capisco come mai Apple sia così idolatrata dalle masse, una società che produce a basso costo prodotti che rivende a prezzi stratosferici in tutto il mondo, Status Symbol di quest’epoca moderna che mai, come ora, rispecchiano il significato proprio del termine:
fonte: wikipedia “La pulsione ad acquistare o possedere questi beni materiali deriva da alcuni aspetti dell’inconscio che spingono gli individui con personalità meno sicure ad utilizzarli per affermarsi, distinguersi, omologarsi, farsi accettare dallo strato sociale a cui appartengono o nel quale desiderano inserirsi.”
Un Saluto!
Perdonatemi, siamo tutti contro lo sfruttamento del lavoro minorile e non, per i diritti dei lavoratori e per la tutela della loro salute.. Ma il prodotto con cui scriviamo questo commento è al 99% prodotto proprio in cina, come pure quasi tutte le altre cose che compriamo a basso prezzo (dai colori per i bambini, alcuni articoli di ferramenta, alle ciabatte per il mare, minimoto..pneumatici!).. la colpa è di noi consumatori che continuiamo a comprare quell’immondizia di merce..probabilmente anche con componenti tossici.. Ma certo il made in Italy (o in UE costa troppo)..e forse deve costare troppo!
Apple è una azienda da boicottare fortemente: non solo i prodotti hardware sono di una qualità media e vengono costruiti con lo sfruttamento e la negazione dei diritti dell’uomo, ma anche il software è pessimo e completamente malevolo. Insomma Apple è proprio uno schifo come quel Jobs che molti erroneamente considerano un guru… Sì del guadagno a scapito del prossimo…