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La rivoluzione Nexus di Google

Sarà la novità. Sarà il prezzo allettante di 199 dollari. Fatto sta che il Nexus 7 ha fatto il botto. I preordini sono partiti e gli stock esauriti in poche ore.

Sarà la novità. Sarà il prezzo allettante di 199 dollari. Sarà che Google sta diventando incredibilmente cool. Fatto sta che il Nexus 7, il tablet di Mountain View presentato durante l’annuale I/O Conference dello scorso giugno e prodotto con la collaborazione di Asus, ha fatto il botto. I preordini sono partiti venerdì e i maggiori negozi al dettaglio hanno esaurito gli stock in poche ore.
Erich Schmidt lo aveva predetto qualche giorno fa:“c’è stata un’immensa richiesta per il Nexus 7 nei giorni immediatamente successivi alla sua presentazione”. Visti i primi dati pare che le attese siano state ripagate.

Diciamoci pure la verità. Il Nexus è un tablet eccezionale. Con alcune limitazioni, chiaro. Ma non dimenticate che a un prezzo molto appetitoso, uno si porta a casa un gadget di fascia molto più alta rispetto al piazzamento di prezzo di mercato. Google lo sta vendendo quasi sottocosto. Il margine minimo. Alcuni analisti hanno stimato che il costo al produttore si aggiri intorno ai 160-180 dollari per la versione base. Vic Gundotra, senior Vice President della divisione Engineering di Google ha riassunto il concetto molto semplicemente:“there’s no margin, it just basically gets sold through”.

Quella di Google non è una scelta fatta tanto per filantropia. Al di là dell’oggetto fisico, Google vuole rendere ancora più popolare il cuore del Nexus. Il software. Android Jelly Bean. Il nuovo sistema operativo mobile di Google. Un enorme passo avanti rispetto al passato che lascerà di sicuro il segno più di quanto non abbiano fatto i suoi predecessori.

In Italia è già disponibile per gli smartphone Galaxy Nexus. Aggiornato ieri, una bomba. Fluidità e risposta increbile. Ha delle funzionalità che iOS ancora se le sogna. Google Now, un piccolo capolavoro di ingegneria. La dettatura vocale off-line una rivoluzione. Tu parli, lui scrive parola per parola quello che dici. Non sbaglia un colpo. Con il vantaggio che non c’è bisogno di una connessione 3G per farlo funzionare perché il software che traduce le parole in testo è racchiuso nel cuore di Jelly Bean. Altro che Siri in italiano che lo aspettiamo da mesi e ancora niente. E poi ci sono simpatici widget come ad esempio Google Ears. La risposta a Shazam di Google. Sente una canzone e ti dice il nome e l’artista.

Tutto questo in attesa di ottobre, quando si vocifera verrà presentato il nuovo Galaxy Nexus e sullo sfondo resta sempra il piatto più appetitoso. I Google Glass. Arriveranno non prima del 2014 e potrebbero cambiare tutto quanto.

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