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Tra i lavoratori Foxconn presso l’impianto che produce l’iPhone 5: “siamo perduti e senza speranze”

Il giornalista si chiama Wang You. Un mese fa è riuscito ad infiltrarsi sotto copertura nello stabilimento Foxconn di Tai Yuan dove producono l’iPhone 5. Ecco la sua intervista a MICGadget in cui racconta altri particolari della sua traumatica permanenza alla Foxconn.

Il giornalista si chiama Wang You. Lavora per l’agenzia di notizie Shangai Evening Post. Un mese fa è riuscito ad infiltrarsi sotto copertura nello stabilimento Foxconn di Tai Yuan dove producono l’iPhone 5. Per l’esattezza al ritmo di 57 milioni di unità l’anno. Le condizioni dei lavoratori che vanno ben oltre lo sfruttamento.

Alcuni giorni fa, una rivolta degli operai ha provocato, secondo il China Popular Computer Week, dieci morti. La Foxconn ha smentito che le vittime fossero operai. La produzione si è interrotta per tre giorni. Dopo questi episodi Wang è stato rintracciato e intervistato dal sito MICGadget a cui ha raccontato altri particolari della sua traumatica permanenza alla Foxconn. Sono le storie di tre suoi colleghi con cui è rimasto in stretto contatto all’interno dello stabilimento.

Di seguito riporto l’adattamento in italiano dell’intervista a Wang You che potete trovare, in lingua originale, sul sito MICGadget.

Zhang Qiang: “Meglio fare il panettiere, che sgobbare qui dentro. Si guadagna di più”.

Zhang Qiang, 20 anni, proveniente dalla cittadina di Jinchen. E’ il primo dei ragazzi avvicinati da Wang You mentre era sotto copertura presso Tai Yuan. Zhang ha smesso di studiare, ha abbandonato le scuole superiori e ha iniziato a lavorare in una panetteria. Dopo qualche tempo è stato assunto alla Foxconn. Quando era alla panetteria riusciva a racimolare 1.500 yuan al mese (circa 236 dollari) lavorando non più di quattro ore al giorno. Alla Foxconn deve lavorare almeno otto ore di fila per arrivare alla stessa paga.

“Nel corso del primo colloquio che ho fatto ci è stato chiesto di sottoporci a una prova fisica d’idoneità. A un certo punto, nel corso di questo strano test, un ragazzino grasso ha cominciato a urlare:ma a cosa serve questo tutto ciò?”

Il test serve a misurare la resistenza degli operai. Le condizioni di lavoro presso gli stabilimenti sono sfiancanti. Le attività di assemblaggio che ogni addetto è costretto a ripetere per molte ore di fila ogni giorno affaticano i muscoli e provocano forti dolori dovuti alle tensioni nervose. Spesso alcuni lavoratori collassano e vengono ricoverati nell’infermeria interna dell’impianto. Le regole sono ferree:

“Se non segui le linee guida nell’assemblaggio dei dispositivi diventi carne da macello.”

Un lavoratore Foxconn durante un controllo medico nell’infermeria dell’impianto dopo un malore.

Dopo un’intera notte passata ad assemblare gli iPhone 5, la mano di Zhang è così dolorante e gonfia che assomiglia al “piede di un maiale”. Quando Wang gli domanda perché ha deciso di entrare a lavorare alla Foxconn, Zhang risponde:

“Sono stato costretto dai miei genitori. Credevano che non ci fosse nessuna prospettiva nel fare il panettiere. Ma vista la situazione che c’è qui, lascerò presto la Foxconn e cercherò un lavoro in qualche forno locale.”

I dormitori dello stabilimento Foxconn di Tai Yuan dove si produce l’iPhone 5. La sicurezza sbarra gli ingressi durante gli scontri avvenuti tra il 23 e il 24 settembre scorsi.

Guardie di sicurezza in assetto anti sommossa.

Una fila di agenti per bloccare l’ingresso all’impianto.

Qian Kai: “Mi sento perso e senza alcuna prospettiva futura”.

Quin Kai, viene dalla stessa cittadina di Zhang Qiang. Prima di entrare alla Foxconn lavorava presso un impianto della Shanghai Electrical. Ha una laurea in ingegneria. Potrebbe guadagnare nel mercato del lavoro cinese circa 5.000 yuan al mese (786 dollari). Alla Foxconn ne guadagna un terzo. Quando Wang gli chiede il motivo per cui ha accettato di lavorare alla Foxconn, risponde:

“Avevo deciso di venire qui solo per imparare qualcosa in più sul business in generale. Non ero mai stato in un impianto così grande in vita mia. Ma ora che sono rinchiuso qui dentro mi sento totalmente perso e senza alcuna prospettiva.”

Scene di vita nei dormitori dell’impianto Foxconn di Tai Yuan.

Zhao Fei: “Non potrò mai permettermi un iPhone 5.”

Zhao Fei, vent’anni, dalla provincia di Henan. Ha seguito dei corsi di laurea di gestione aziendale in alcune università dello Zhengzhou. All’inizio voleva lavorare presso lo stabilimento Foxconn di Zhengzhou giusto per racimolare qualche soldo durante le vacanze estive. E’ stato invece spedito presso lo stabilimento di Jincheng per seguire il corso base di formazione e successivamente trasferito a Tai Yuan nella linea d’assemblaggio dell’iPhone 5. E’ stato assegnato a una macchina che stampa le curvature del pannello posteriore.

“La linea di produzione a cui sono assegnato richiede almeno 17 lavoratori. Ma a causa delle tante persone che nell’ultimo periodo hanno dato le dimissioni, siamo rimasti solo in 7-8. Nonostante questo ci viene richiesto categoricamente di mantenere lo stesso livello di produzione come se fossimo a pieno regime. 5,600 pannelli posteriori al giorno. Siamo tutti completamente stressati.”

Zhao, parlando poi dei rischi biologici connessi al lavoro ha poi aggiunto:

“I macchinari rilasciano un odore insopportabile e l’agente di raffreddamento che inaliamo di continuo brucia alla gola e al naso. Teoricamente dovremmo indossare una nuova maschera ogni giorno, ma al momento ce ne forniscono una nuova a settimana. Questo è pazzesco.”

Il giornalista infiltrato e le conseguenze psicologiche dopo aver lavorato a Tai Yuan.

Wang ha lasciato la Foxconn più di un mese fa. Il suo racconto della vita all’interno dell’impianto Foxcoon e nei dormitori infestati dall’immondizia e dagli scarafaggi ha avuto una notevole risonanza in rete.

“Da quando ho lasciato la Foxconn mi capita di soffrire di continui dolori muscolari. Se vedo da qualche parte il logo di Apple iniziano a farmi male i muscoli e i nervi.”

Si chiama sindrome da “Painful Muscle Memory”. Lo ha colpito dopo aver lavorato per soli tre giorni nella linea di assemblaggio dell’iPhone 5. Immaginate soltanto quali possono essere gli effetti per quei lavoratori che si trovano costretti a passarci interi mesi o addirittura anni. Questo è il prezzo che circa 1,2 milioni di impiegati Foxconn sono costretti a pagare per soddisfare i bisogni di una parte del mondo affamata di tecnologia. Con il CEO di Foxconn, Terry Gou, che bersagliato dalle critiche dichiara:”gestire un milione di animali mi fa venire qualche mal di testa”. Mentre i suoi “schiavi”, chinati su un rullo, senza alcuna prospettiva, inscatolano l’ultimo gioiello di Cupertino che non potranno mai permettersi.

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