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Cronaca di un’Italia in agonia e dell’inconcludenza di una classe politica inadeguata

POLITICA | Dopo il PD, il grido di guerra per l’ineleggibilità di Berlusconi arriva dal M5S
Quell’insana ossessione chiamata Silvio Berlusconi

Il Cavaliere è tornato ad essere l’argomento all’ordine del giorno dell’agenda politica dei suoi avversari. Mentre l’Italia affonda e la politica non smuove un passo per affrontare i problemi importanti del Paese.

Silvio Berlusconi: «Sono l’uomo più perseguitato della storia»
Non hanno capito niente. Assolutamente niente. Non sono bastati venti lunghissimi anni per realizzare che quell’impostazione ideologica fosse del tutto sbagliata e inconcludente. Nonostante questo ci risiamo. Stesse modalità, stesse chiacchiere, stessi slanci propagandistici con cui la politica italiana mostra la stessa inadeguatezza di sempre. E invece di affrontare le decisioni cruciali del Paese si perde di nuovo nell’insensata crociata contro Silvio Berlusconi.

Paolo Becchi, sul blog di Beppe Grillo, riparte a ruota con la questione sull’ineleggibilità di Berlusconi. «È il momento di proporre con decisione la questione. Questa sarà una battaglia che il M5S dovrà affrontare con decisione e coraggio».

Ma per piacere. Siamo stanchi. Lasciate un secondo da parte il credo politico. Guardiamo per un secondo al perfido, schifoso, innominabile principio della realpolitik. Quello che nella sua ferocia e scorrettezza antibuonista mette ordine alle cose e alle vere priorità. L’Italia è allo stremo. Inutile inzuccherare il veleno solo per farlo apparire più dolce. Stiamo agonizzando in una pozza di sangue che si allarga sempre di più. Non si può incentrare l’agenda politica di un Paese sulle vicende più o meno personali di un individuo. Quell’orda priva di visione politica che affolla i palazzi del potere Romani tiri fuori qualcosa di meglio per piacere. Lavoro e sviluppo. Nient’altro. E’ una questione non solo di maturità politica ma anche di responsabilità nei confronti di un’intera nazione.

Il centrodestra in tutto questo tempo non avrà brillato e ha le sue colpe oggettive. Il PD ha sprecato vent’anni nell’assoluta incapacità di creare un’alternativa a Berlusconi. È campato di rendita, abbaiando come un ossesso contro il Cavaliere. Il risultato è davanti agli occhi di tutti. I nuovi arrivati sono peggio di quelli che li hanno preceduti. Il Movimento 5 Stelle non sa più da che parte sbattere la testa. Dopo lo tsunami, non ha la benché minima idea per iniziare la ricostruzione. La scusa del “non ce lo fanno fare” ormai non regge più. Cavalcare oggi l’onda dell’iconoclastia Berlusconiana è una scialba mossa per strizzare l’occhiolino oltre le linee nemiche, nel tentativo di erodere la base elettorale di quel centrosinistra più intransigente che oramai viaggia alla deriva. Non aggiunge nessun valore al sistema paese. È un mero calcolo algebrico in vista della prossima tornata elettorale.

Così non andiamo da nessuna parte. State solo attizzando pericolosamente la fiamma. Ma state in campana. Perché se la miccia prende a correre ancora più veloce, rischiate di non potergli stare più dietro. Siamo tutti quanti esasperati. Lo capite, sì o no? Dio ci sampi dal botto. Perché stavolta potrebbe fare davvero male.

Pierluigi Bersani, Segretario dimissionario del PD
Politica
24 Aprile 2013 0
Pierluigi Bersani, Segretario dimissionario del PD

Quel che resta del Partito Democratico

Napolitano convoca Enrico Letta per formare il nuovo Governo. Dopo la bufera dei giorni scorsi cosa resta del PD?

Alla fine è arrivato Enrico Letta. A quanto pare Napolitano lo ha convocato al Colle per incaricarlo di formare il nuovo Governo. Siamo arrivati a questo punto dopo due mesi in cui la politica ha dato forse il peggior spettacolo dell’intera storia repubblicana del Paese.

Pierluigi Bersani, nel suo ostinato e irragionevole oltranzismo, s’è dovuto far umiliare, calpestare, accanirsi fino a trascinare un partito ormai sfaldato all’implosione. Che uno si domanda, nei panni del Segretario PD, se valesse poi così tanto la pena di esporsi a questa colossale figuraccia o se fosse stato meglio fin da subito scansarsi da una parte, ammettere il fallimento e ripiegare su Letta quando la situazione era ormai sfuggita di mano.

Il Partito Democratico non ne ha azzeccata una. E’ riuscito perfino a resuscitare il Cavaliere che oggi splende molto più di quanto i soliti delatori vogliano ammettere. Matteo Renzi non trova pace. Bistrattato fino all’ultimo. Ieri circolavano voci di una sua possibile candidatura a premier. Invece, niente da fare. «Berlusconi non mi ha voluto» ha detto il sindaco di Firenze. La scusa del perfido Cavaliere è stata per evitare di bruciarlo. Renzi s’è già bruciato da un pezzo. Renzi non l’ha voluto la sinistra. Renzi non l’ha voluto la destra. Qualcuno gli ha fatto credere che sarebbe bastato Twitter per incoronarlo nell’Olimpo del suo partito. Fossi in lui tirerei una linea bella profonda e mi dedicherei ad altro.

Oggi il PD esulta con quel poco che gli rimane da esultare. La vittoria della Serracchiani in Friuli. Debora è salita alla ribalta politica sbeffeggiando pubblicamente l’allora segretario del PD Franceschini e l’intero establishment del partito. Più rincarava la dose e più la folla in delirio l’applaudiva. Il sospetto che nel PD siano un po’ masochisti ti viene. L’hanno subito candidata.

La Serracchiani ieri ha vinto con un risicatissimo margine dello 0,39% rispetto al candidato del centrodestra. C’è poco da applaudire. Perché ormai del Partito Democratico resta poco e niente.

Pierluigi Bersani, Segretario del Partito Democratico
Politica
12 Aprile 2013 0
Pierluigi Bersani, Segretario del Partito Democratico

Il sadico gusto per l’autoflagellazione del Partito Democratico

L’agonia del Partito Democratico. Tra scelte sbagliate e mancanza di visione politica.

Guardate questa foto e diciamoci la verità. In queste ultime settimane stiamo assistendo all’agonia del Partito Democratico. Il povero Pierluigi Bersani che prende schiaffi a destra e a sinistra. Ogni volta che qualche telecamera lo inquadra sembra la sintesi della disgrazia. Dopo la batosta presa alle recenti elezioni, non sa più a che santo rivolgersi. Umiliato quotidianamente dai 5 Stelle. Con Berlusconi che gli offre la mano per rialzarsi guardandolo compassionevole, con quel sorrisetto furbo che solo il Cavaliere sa fare. Bersani sarebbe quasi tentato ad allungare il braccio verso il santo di Arcore. Ma se lo facesse sarebbe politicamente morto. Almeno è questo che gli ripetono i suoi. Mi domando se sia possibile che nessuno di loro si sia però accorto che, politicamente parlando, è già ridotto a una specie di zombie senza futuro. In un qualsiasi altro Paese, un Segretario che ha letteralmente disintegrato un Partito si sarebbe dimesso. Ma da noi. Sai com’è. La burocrazia. Bisogna fare quella farsa delle primarie. E poi al suo posto chi ci metti?

Matteo Renzi, sindaco di Firenze

Renzi: «Il problema è che la generazione dei Pierluigi Bersani non è abituata a dire “io sono qua, misuriamoci”. Questa volta, però, devono. Mi dispiace dirlo, ma per loro è l’ultimo treno, l’ultima chiamata. Non funzionerà più il meccanismo del “sono a disposizione del partito, aspetto che me lo chiedano”. Se lo devono togliere dalla testa. Anche perché, dopo di loro, non c’è il diluvio».

Matteo Renzi, direte voi. Ma per piacere. Renzi assomiglia a uno di quei bambini emarginati ai bordi del campo di calcio che prega coi lacrimozzi il mister di farlo entrare negli ultimi cinque minuti di gioco, nell’irrealizzabile convinzione di poter capovolgere il risultato di una partita ormai sfumata.

La verità è che Renzi nel Partito Democratico non ce lo vogliono. L’hanno tollerato quando ha fatto comodo per ravvivare il marchio “PD” in vista delle elezioni sperando che potesse far presa sull’elettorato più giovane. Ma il messaggio al sindaco di Firenze era chiaro. Stai al tuo posto e non rompere le palle. C’è da riconoscere a Renzi che ce l’ha messa tutta. Nessuno se l’è filato. Al sindaco di Firenze resta solo una carta da giocare. Presentarsi con una sua forza politica. L’alternativa è rimanere schiacciato sotto le macerie di un partito che sta per collassare su se stesso.

Il PD per anni non ha fatto altro che demonizzare Berlusconi e i suoi elettori. Figuriamoci se con una brillante strategia del genere avrebbe mai avuto una sola minima possibilità di erodere qualche voto al centrodestra. Renzi ha dimostrato di essere un po’ più sveglio dei capoccioni alla guida del suo partito. Ha rivolto lo sguardo anche oltre la cortina di ferro che per vent’anni ha diviso la destra dalla sinistra. Sa bene che così qualche preferenza a Silvio può scippargliela. E forse, se osasse di più, con un suo partito, alle prossime imminenti elezioni darebbe una svolta allo stallo politico in cui siamo finiti.

Il Partito Democratico è ormai un cadavere in attesa di essere seppellito. Bersani e tutto l’attuale direttivo non ne hanno azzeccata una. Inutile accanirsi in questo insensato accanimento terapeutico. Staccate la spina, per una più rapida e dignitosa fine.

L’arrogante inconsapevolezza dei Parlamentari 5 Stelle. La Lombardi a Napolitano: «Vada a fare il nonno, si goda i nipotini»

Roberta Lombardi, Capogruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle
Roberta Lombardi, Capogruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle

Siamo alle solite. Roberta Lombardi, capogruppo alla camera del Movimento 5 Stelle che spara la solita banale, saccente, dichiarazione in perfetto stile “grillesco”. Il bersaglio, questa volta, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «Vada a fare il nonno, si goda i nipotini».

Io non capisco una cosa. Veniamo da un ventennio in cui la politica non ha brillato. In cui le Istituzioni sono state puntualmente calpestate. E coloro che si professano essere il “nuovo” continuano sulla stessa avvilente scia di chi li ha preceduti. Ecco carissima Lombardi, qualora ti sfugga, stai pur sempre parlando del Presidente della Repubblica Italiana. Questo avvilente tentativo di annientamento del ruolo e del peso delle Istituzioni è scontato, populista, arrogante e strafottente. È puro chiacchiericcio giusto per smuovere aria davanti alla bocca. Denota anche una certa pochezza di argomenti. Soprattutto perché Giorgio Napolitano non è uno di quelli che ha passato l’esistenza a ticchettare su un iPad pensando di fare la grande rivoluzione su uno schermo touch.

Voi del Movimento 5 Stelle state mostrando lo stesso, se non peggiore, disprezzo verso le Istituzioni dei vostri predecessori. Nel vostro ostinato oltranzismo non vi state dimostrando migliori di tutti quelli che sono venuti prima. Il rispetto prima di tutto. Da una rappresentante delle Istituzioni che è lei, nei confronti del Presidente, me lo aspetto, e nei suoi panni forse è doveroso. Si dimetta piuttosto. Certi scivoloni sono da inconsapevoli.

Siete i corresponsabili dello stallo istituzionale che sta uccidendo un Paese ormai allo stremo. Piantatela con le dichiarazioni sul nulla. Perché gli italiani, al momento giusto, se ne ricorderanno. Se ne ricordano sempre. E per voi non sarà un gran piacere.