Negli ultimi giorni quelli che chiamo i paladini digitali della giustizia hanno mostrato il meglio delle loro doti camaleontiche. Il ritorno alla ribalta del caso Berlusconi-Ruby è stato un banco di prova di quelli che fanno la differenza. Uomini e donne che fino a ieri si sarebbero avventati contro chiunque avesse sibilato mezza parola fuoriposto nei confronti del sesso nobile, oggi si ritrovano tutti d’accordo nel concludere che dare della “troia”, “puttana”, “mignotta psicopatica”, “bocchinara” a Karima El Mahroug, al secolo Ruby Rubacuori, oltre che socialmente accettabile è quasi un atto dovuto.

Silvio Berlusconi
Provate a disgiungere i due aspetti. Che non vi piaccia Berlusconi va pure bene. È giusto, sacrosanto e legittimo. Però qui il discorso è di tutt’altro tenore. Strumentalizzare una ragazza per colpire qualcun altro e per giustificare in questo modo una vostra convinzione è solo un atto di vigliaccheria. Se Ruby ha fatto quello che ha fatto è solo affar suo. Ognuno col proprio corpo fa quello che vuole. I moralisti dell’ultim’ora fuori di qui per cortesia.
Se vi infoiate così tanto quando sono gli altri ad esprimersi in un certo modo, non potete autoassolvervi quando siete voi a utilizzare quegli stessi registri linguistici. Se dare della “troia”, “puttana”, “mignotta psicopatica”, “bocchianara” a una donna è male, deve essere male sempre. Altrimenti risparmiateci i vostri inni alla gioia e alle buone intenzioni su Twitter. Perché più che nobili cavalieri assomigliate tanto a vittime di un relativismo mosso dal pregiudizio. E non spiccate più di quanto non lo facciano quelli che, armati di smartphone, provate scialbamente a combattere a botte e risposte da 140 caratteri.
NB: Vi avverto. Così non perdete tempo a scrivere sciocchezze. I commenti palesemente fuori tema e quelli offensivi li cancellerò. A mio insindacabile giudizio. Vanno bene le opinioni, purché siano civili. Altrimenti non appellatevi alla libertà incondizionata della rete. Da queste parti non esiste.


