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Yahoo! pronta a sborsare 1,1 miliardi di dollari per Tumblr: l’annuncio (forse) lunedì

YAHOO! | Marissa Mayer offre 1,1 miliardi di dollari in contanti per acquisire Tumblr
David Karp
6 luglio 1986.
Fondatore del sito di microblogging Tumblr.
Il ragazzo da 1,1 miliardi di dollari

David Karp se la starà godendo tutta. Pare che la trattativa con Yahoo! per l’acquisto di Tumblr, il sito di microblogging da lui
creato nel 2007, sia arrivata a
un felice capolinea.

«Per ogni nuova funzione che aggiungiamo a Tumblr ne cancelliamo una vecchia. Molti grandi siti non lo fanno e questo è un problema».
Da quando Marissa Mayer ha preso la guida di Yahoo!, con buona pace del femminismo più scatenato, ha messo tutti in riga. Lo storico marchio del web, dopo aver attraversato un periodo assai poco felice, sta provando lentamente a rimettersi in carreggiata. Le azioni nell’ultimo anno sono salite del 74,59%. Oggi viaggiano sui 26,52 dollari. Vicine a quelle di Facebook, quotate 26,52 dollari. Miliardi di anni luce da quelle di Google, oramai inarrivabile a 909,18 dollari. Un abisso significativo che dovrebbe far capire quale sia il peso e l’importanza di Mountain View rispetto agli altri due giganti del Web.

Tornando in tema di acquisizioni, l’anno scorso Facebook soffiò Instagram al temibile (neanche poi tanto) Twitter. Dick Costolo, CEO della popolare piattaforma di microblogging, offrì appena 500 miseri milioni di dollari. Zuckerberg raddoppiò. Mise sul piatto un miliardo. Kevin Systrom, neanche a dirlo, firmò a occhi chiusi.

David Karp: Tumblr ha 102 milioni di blog attivi. Sulla piattaforma vengono pubblicati 75,6 milioni di post al giorno.

David Karp

All’epoca i commenti sulla folle cifra pagata da Facebook si sprecarono. Un miliardo di dollari erano e restano oggettivamente troppi. Chissà se, visti i risultati decisamente poco entusiasmanti, il caro Mark lo rifarebbe.

Marissa Mayer però, oggi spiazza tutti e mostra letteralmente le palle alle sue controparti maschili. Come per ricordare, ci siamo anche noi di Yahoo! E offre 1,1 miliardi di dollari, in contanti, per Tumblr. Lasciamo perdere la notizia in sé. Facciamo un altro discorso. Quello della finanza creativa.

Quando qualcuno si accorgerà dello scollamento tra valore finanziario e valore reale di questi gingilli salteremo di nuovo tutti dalla sedia come nel 2000. Peccato solo che oggi non è il 2000. Siamo molto, molto, molto peggio. Anche i mutui subprime sembravano una genialata. Gonfiarono le prospettive finanziare delle più importanti banche d’affari americane con numeri da capogiro. Almeno sulla carta. Finché qualcuno non sgamò l’inghippo. Nel 2006 i subprime hanno causato l’innesco della peggiore crisi finanziaria di tutti i tempi. Quella, tanto per capirci, in cui allegramente stiamo annaspando senza vedere la luce alla fine del tunnel.

Ma si sa. Tutto quello che è Web è sempre tutto figo e tutto bello. E allora brindiamo a Tumblr. 1,1 miliardi di dollari. Tutto così entusiasmante. Tutto così grandioso. Che assomiglia tanto all’ennesima insana follia.

Facebook Home: un flop annunciato

Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook
Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook

Facebook “Home”, il launcher per Android presentato il 4 aprile da Zuckerberg non riscuote il successo sperato. E l’HTC First, il primo “Facebook Phone”, un flop imbarazzante.

Le premesse sembravano grandiose. Le voci circolavano da mesi. Mark Zuckerberg avrebbe dovuto presentare uno smartphone nuovo di zecca targato Facebook. Pochi giorni prima dell’evento dello scorso 4 aprile, i rumors si erano però ridimensionati di brutto. Così tanto che quando abbiamo visto Zuckerberg che giocherellava con Facebook Home, in tanti ci siamo chiesti se non fosse una specie di scherzo di cattivo gusto.

L’idea poteva anche suscitare un pizzico d’interesse. L’entusiasmo si è però spento subito. Giusto il tempo d’istallarlo, provarlo per un paio di minuti e non vedere l’ora di liberarsene. La realizzazione di Home è pessima. Secondo le statistiche del Play Store di Google è stato scaricato più di un milione di volte. Se vi sembrano tante, Mark Zuckerberg qualche tempo fa aveva dichiarato:

«Mettiamo anche che realizziamo un telefono e otteniamo come risultato che 10 milioni di persone lo usino, per noi non sposterebbe l’ago della bilancia. Facebook ha un miliardo di utenti».

Figuriamoci con un software che fatica a raggiungere appena il milione di download. Che figuraccia.

L'HTC First presentato il 4 aprile 2013, ha venduto appena 15.000 unità.

L’HTC First presentato il 4 aprile 2013, ha venduto appena 15.000 unità.

Su una scala da 1 a 5 il punteggio medio con cui il launcher di Facebook è stato valutato dagli utenti è 2,2. Imbarazzante. Ma il peggio è che l’HTC First, lo smartphone con Facebook Home preinstallato, che HTC ha presentato il 4 aprile, sarà ritirato dal mercato in tempi record. Le vendite sono vergognosamente basse. Appena 15,000 unità vendute nonostante gli sforzi dell’operatore AT&T che, pur di liberarsene, lo ha piazzato ad appena 0,99$. Si avete letto bene. Meno di un dollaro. Niente da fare. E vi ripropongo quello che avevo scritto all’epoca sull’HTC First:
«Verso la fine ha fatto la sua comparsa lampo sul palco Peter Chou, CEO di HTC. Teneva in mano l’HTC first, il primo smartphone Android che monterà nativa l’interfaccia “Home” di Facebook. Ha parlato sì e no per trenta secondi. Non pareva granché contento. Magari si stava chiedendo cosa ci facesse lì e se di quel terminale ci fosse poi un così gran bisogno».

Gli sciacalli dei social network

Sfruttando l’immagine di personaggi famosi o eventi di immediata risonanza mediatica costruiscono pagine su Facebook che rinviano a contenuti o siti esterni. Facendosi pagare profumatamente. Ecco chi sono i moderni sciacalli della rete.

Massimo Troisi

Massimo Troisi

Sono gli sciacalli dei social network. Sono singoli individui o società che, cavalcando l’onda emotiva di eventi di grande risonanza mediatica, lucrano senza scrupoli sfruttando impropriamente l’immagine di determinati personaggi o specifici avvenimenti.

Per capire come funziona questo florido mercato bisogna fare una piccola premessa. Le pagine Facebook che hanno centinaia di migliaia di fan sono piccole miniere d’oro. La visibilità ai tempi della rete costa cara. E se ce l’hai la puoi rivendere sotto forma di pubblicità. Raccogliere un’ampia base di fan su una pagina non è però per niente semplice. A meno che non siate un personaggio famoso. E se non lo siete potete sempre impersonarlo. Se poi il personaggio in questione è passato a miglior vita il boom è garantito.

Lo scopo di facciata di queste pagine è quello di tener viva la memoria della persona a cui sono dedicate. Riescono a raggiungere anche diversi milioni di fan. Visto così sarebbe tutto molto nobile. Se non fosse che tra un aggiornamento e l’altro compaiono sempre più spesso post che col personaggio in questione non c’entrano un bel niente. Poche ore fa sulla pagina dedicata a Massimo Troisi, che ha 1,1 milioni di fan, è comparso questo aggiornamento che rinvia a un sito esterno e che con Troisi ha molto poco a che vedere. La domanda è per quale motivo?

L'aggiornamento comparso sulla pagina di Massimo Troisi

L’aggiornamento comparso sulla pagina di Massimo Troisi

Su altre pagine la situazione è anche peggiore. Continui post pubblicitari che rinviano a siti di giochi online o annunci per adulti. Ora, non ci sarebbe niente di male se un personaggio pubblico volesse sfruttare la sua immagine a fini promozionali. Peccato però che le pagine in questione sono gestite da individui che non hanno niente a che fare con le persone (in molti casi defunte) a cui queste pagine sono dedicate. La bizzarra vicenda della pagina di Pietro Taricone è abbastanza indicativa del fenomeno.

Cercando nel sottobosco della rete non è difficile trovare su Google svariati post pubblicati su vari forum che propongono la vendita di “post pubblicitari” su questo genere di pagine. Tutto perfettamente dettagliato. Modalità, prezzi, visibilità garantita.

Se siete a conoscenza di casi simili segnalateli nei commenti. Nei prossimi giorni pubblicherò un report di dattaglio sull’argomento. Cerchiamo di mettere un freno a questo sciacallaggio.

Mark Zuckerberg, CEO di Facebook
Radar
02 Maggio 2013 0
Mark Zuckerberg, CEO di Facebook

Facebook annuncia i risultati del primo trimestre 2013: «Non perdiamo utenti, anzi…»

Facebook non perde utenti. Nel primo trimestre 2013 sono aumentati del 26% su base annua. E gli utenti mobili hanno registrato un incremento del 54%.

L’allegro ritornello che Facebook stia perdendo utenti ritorna ciclicamente alla ribalta delle cronache giornalistiche. Quando non si ha altro di cui parlare è sempre un argomento capace di tirar su un po’ di traffico. Pare come se ci si goda a immaginarsi il caro Zuckerberg in sofferenza. La scorsa settimana erano circolate le solite voci che a Menlo Park se la stessero vedendo brutta. Secondo Neilsen, negli ultimi 12 mesi, solo negli USA, Facebook aveva perso 10 milioni di utenti. A marzo 2013, gli utenti attivi americani sarebbero calati a 142 milioni. La smentita è arrivata direttamente da Facebook che ieri ha annunciato i risultati del primo trimestre 2013.

A marzo, gli utenti attivi americani sono stati 194 milioni. Gli utenti attivi giornalieri sono stati 665 milioni registrando un aumento del 26% rispetto allo stesso periodo del 2012. Gli utenti attivi mensili hanno raggiunto quota 1,11 miliardi con un aumento del 23% rispetto all’anno passato. Gli utenti mobili a marzo sono stati 751 milioni, con un aumento del 54% su base annua.

Qui in Italia la notizia del fuggi fuggi degli utenti dal più popolare dei social network è stata rilanciata su quasi tutti i giornali. Più che altro si sono limitati a fare un mero copia e incolla, tradotto e riadattato, di un articolo originariamente comparso qualche giorno fa sul Guardian che si basava su dati previsionali di una società di ricerca che con rapidità imbarazzante li ha poi ritrattati.

Dave Morin, fondatore di Path

Dave Morin, fondatore di Path

In tutti questi articoli si è parlato di Path che secondo le voci starebbe sottraendo utenti a Facebook. Per chi non ne avesse mai sentito parlare, Path è un social network in cui si possono avere massimo 150 connessioni. Circola dal 2010. Doveva fare il botto già allora. Un po’ come Diaspora, quello che per lunghi mesi è stato definito da quelle che i giornalisti nostrani amano definire “le bibbie online dell’informazione tech” come l’alternativa a Facebook. Alzi la mano chi di voi ne ha mai sentito parlare. E soprattutto chi lo ha mai utilizzato per più di cinque secondi di fila.

La caratteristica delle 150 connessioni di Path è il suo più grosso limite. Facebook è una macchina micidiale per ottenere visibilità. È un canale privilegiato che gli utenti e le aziende usano per dirottare traffico verso i propri contenuti o per scoprirne altri di carattere virale. Non c’è nessun altra alternativa che funzioni meglio e che abbia lo stesso appeal. Nemmeno Twitter. Path è solo uno dei tanti. Non credo che riuscirà a erodere margini significativi a Facebook. E non credo che sia ancora arrivato per Zuckerberg il momento di preoccuparsi.